
Dopo la risoluzione sulla guerra all’Iran e quella sulla mobilitazione internazionale contro la NATO in occasione del Vertice previsto per il 24-25 a l’Aia, pubblichiamo oggi la risoluzione contro il piano della Commissione UE “Rearm-Europe” (non importa come l’abbiano ridenominato, la dizione giusta è quella). Entro il fine settimana pubblicheremo le altre risoluzioni relative all’ascesa delle destre fascistoidi in varie parti del mondo, alla Palestina e all’America Latina. (Red.)
Il piano RearmEU, successivamente ribattezzato “Readiness 2030”, rappresenta una chiara svolta nella politica dei paesi imperialisti europei dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La guerra in Ucraina, una contesa tra la Russia e i paesi della NATO per il territorio e le risorse dell’Ucraina, ha spinto i paesi europei, e la Germania in primo luogo, ad abbandonare l’Ostpolitik, che significava petrolio e gas dalla Russia in cambio dell’accesso al mercato russo. Biden ha apertamente manovrato a questo scopo, ottenendo un embargo parziale sul petrolio e il gas russi, e facendo saltare anche i gasdotti North Stream. Pochi mesi dopo l’inizio della guerra, la Germania ha annunciato un piano straordinario di riarmo da 100 miliardi di euro, rivedendo la propria Costituzione per consentire il conseguente deficit di bilancio e le forniture militari all’Ucraina, mentre gli altri paesi dell’UE si sono impegnati ad aumentare le spese militari al 2% del loro PIL.
La svolta di Trump sulla guerra in Ucraina – attraverso la quale gli Stati Uniti hanno assicurato ai loro capitalisti la parte del leone delle risorse naturali ucraine – ha spinto i governi europei a decidere ulteriori passi nelle loro politiche di riarmo. Gli imperialismi europei non si fidano più dell’ombrello militare statunitense, mentre i loro interessi divergono sempre più da quelli americani – nella guerra commerciale di Trump l’Europa è il secondo bersaglio principale, dopo la Cina. Il piano di riarmo da 800 miliardi di euro (in quattro anni), quasi 2.000 euro per ogni cittadino dell’UE, significa un enorme aumento della spesa militare degli Stati membri dell’UE, che è già aumentata del 31% tra il 2021 e il 2024, quando ha raggiunto i 326 miliardi di euro, pari all’1,9% del PIL complessivo dell’UE. È degno di nota che una speciale “clausola di salvaguardia” consentirà ai governi di aumentare i propri deficit pubblici fino all’1,5% oltre i limiti del Patto di stabilità e crescita dell’UE, se tale importo viene utilizzato per spese militari.
I paesi dell’UE sono ora i principali sostenitori dell’Ucraina nella guerra contro la Russia, con alla guida di questa politica guerrafondaia i governi imperialisti che si dichiarano democratici in contrapposizione a Trump.
Dopo aver svuotato i propri arsenali di vecchie armi, consegnate all’Ucraina, stanno accelerando la produzione militare per aumentarne la capacità produttiva. Alcuni stabilimenti automobilistici, inadatti alla produzione di veicoli elettrici, vengono convertiti alla produzione militare. Il complesso industriale-militare tedesco sta rafforzando la propria produzione in Ucraina. Nel caso in cui gli impianti sopravvivano alla guerra, la manodopera qualificata a basso costo ne fa un sito produttivo redditizio per l’esportazione di macchine della morte.
Con la guerra in Ucraina, gli Stati Uniti hanno raggiunto l’obiettivo di scavare un profondo fossato tra l’Europa occidentale e quella orientale, una nuova Cortina di Ferro, seppur spostata verso est, per impedire la formazione di un blocco continentale [europeo], come auspicato dai sostenitori dell’Ostpolitik. Un’alleanza dell’Europa occidentale con la Russia potrebbe sfidare il predominio mondiale degli Stati Uniti. Ma così facendo, gli Stati Uniti hanno spinto la Russia più vicino alla Cina. Con i suoi approcci a Putin, Trump sta ora cercando di allentare questo legame, ma sta anche spingendo le potenze europee a fare affidamento sulle proprie forze militari. La richiesta americana che i partner europei aumentino la loro quota di spesa della NATO (ora il limite è fissato al 5% del PIL!) è a doppio taglio. Da un lato, consente agli Stati Uniti di ridurre le spese militari nella regione europea e di spostare i loro “investimenti” militari verso il perno dell’Asia orientale, per contrastare la rivale strategica Cina, ma dall’altro ridurrà il peso degli Stati Uniti in Europa e aumenterà l’autonomia strategica europea.
Per contrastare il pericolo di un’Europa politicamente e militarmente unita, Trump sta sostenendo partiti di estrema destra euroscettici come AfD in Germania, PiS in Polonia, AUR in Romania, oltre al governo Orbán in Ungheria. Il Rassemblement National francese, che sostiene anch’esso una politica alternativa per l’imperialismo francese, non è disposto ad accettare apertamente il sostegno di Trump contro la “persecuzione giudiziaria” di Marine Le Pen. La premier italiana Meloni, di destra, ha dovuto abbandonare la sua retorica anti-europea di un tempo, mentre la borghesia italiana trae vantaggio dall’appartenenza all’UE, ma sta sfruttando la sua stretta relazione con l’amministrazione Trump per adottare una via di mezzo in politica estera.
Anche prima della crescita dei partiti populisti-nazionalisti (“sovranisti”), gli stati europei non hanno mai accettato di unificare le loro politiche estere e le loro forze armate, a causa dei loro interessi esteri diversi, e spesso contrapposti. Per questo motivo, le loro industrie militari sono costruite su basi nazionali separate, non integrate, con maggiori legami con le industrie statunitensi e britanniche rispetto a quelli con altri gruppi europei. Anche l’attuale campagna di riarmo da 800 miliardi di euro viene attuata su basi esclusivamente nazionali, sebbene sia coordinata a livello finanziario: 150 miliardi di euro provenienti da prestiti congiunti attraverso il programma SAFE (Security Action For Europe) finanzieranno gli acquisti militari che coinvolgono più di un paese. Tuttavia, il secondo paese potrebbe essere l’Ucraina o il Regno Unito. La Banca europea per gli investimenti può anche finanziare parte del restante aumento di 650 miliardi di euro delle spese militari.
Per alleviare queste spese di bilancio, una speciale “clausola di salvaguardia” sospenderà il Patto di Stabilità e Crescita dell’UE per la spesa militare, consentendo un aumento del deficit fino all’1,5% nel corso del 2021. Ciò che non è consentito per la spesa sociale, è consentito per la spesa militare!
Ma non sarà un pasto gratis. Se non sarà pagata attraverso le tasse, la spesa militare sarà finanziata dall’inflazione, come è successo dopo il Covid.
La nostra opposizione alla corsa agli armamenti in Europa è assoluta. È stata giustificata con la minaccia militare della Russia. La Russia sta forse minacciando la Germania, la Francia, l’Italia, o foss’anche la Polonia? Oppure i paesi europei devono riarmarsi per difendere la Groenlandia dagli Stati Uniti?
La verità è che gli stati europei, dopo essersi impossessati di una grossa fetta dell’Europa orientale, stanno rafforzando le proprie forze armate per partecipare attivamente alla spartizione imperialista dell’Europa e del mondo – una partita combattuta attraverso la guerra in Ucraina, ma anche in Sudan, Congo, Libia, ecc. Il Libro bianco dell’UE sulla preparazione al 2030, dopo aver affermato che “l’ordine internazionale sta subendo cambiamenti di una portata mai vista dal 1945”, afferma che “un nuovo ordine internazionale si formerà nella seconda metà di questo decennio e oltre. Se non plasmiamo questo ordine – sia nella nostra regione che oltre – saremo destinatari passivi delle conseguenze di questo periodo di competizione interstatale, con tutte le conseguenze negative che potrebbero derivarne, inclusa la prospettiva concreta di una guerra su vasta scala. La storia non ci perdonerà l’inazione”. Successivamente spiega che “la competizione strategica sta aumentando nel nostro ampio vicinato: dall’Artico al Baltico, dal Medio Oriente al Nord Africa”, e conclude che “è giunto il momento per l’Europa di riarmarsi“.
Essere la più grande potenza commerciale mondiale e la seconda potenza industriale non garantisce un corrispondente peso e influenza politica. La Francia è stata espulsa da una parte del suo dominio neocoloniale della Françafrique; l’Italia sta perdendo la sua influenza sulla Libia occidentale. Nelle guerre del Sudan e del Congo orientale, i paesi europei sono tra i principali contendenti dietro le quinte. Le potenze imperialiste europee, che hanno perso terreno economico non solo rispetto a paesi emergenti come Cina e India, ma anche rispetto agli Stati Uniti, si stanno riarmando non per difendere le proprie terre d’origine, ma per lottare per il controllo/influenza sull’Europa orientale, l’Africa e altri continenti. Il riarmo europeo è una politica imperialista aggressiva, non una politica di difesa nazionale come viene presentata. Ciò è vero indipendentemente dal fatto che rimarrà basato su rigidi confini nazionali, o segnerà l’inizio di un probabile coordinamento continentale, o di un’improbabile centralizzazione federale o unificazione in una potenza imperialista europea.
Al vertice di Bruxelles, i ministri della Difesa europei si impegnano ad aumentare la spesa per la difesa fino al 5% del loro prodotto interno lordo, tre volte quella che era la media fino al 2022. Ciò significa utilizzare le risorse sociali per produrre, mantenere, utilizzare macchine di morte e distruzione, e addestrare personale specializzato come assassini, invece di fornire assistenza sanitaria, istruzione, tutela dell’ambiente e altri beni sociali. L’aumento della spesa militare è una politica socialmente reazionaria al servizio degli interessi imperialisti dei grandi gruppi capitalisti – che vedono i loro profitti e il valore delle azioni salire alle stelle – contro gli interessi dei proletari e della popolazione in generale. L’Unione Europea è lo stato maggiore che coordina l’offensiva militare continentale.
La nostra campagna contro ReArm Europe / Readiness 2030 deve quindi essere diretta:
Contro ogni stato imperialista in Europa e collettivamente contro l’imperialismo europeo, per lo scioglimento della NATO e di tutte le alleanze militari;
- Contro l’UE, un’istituzione al servizio del regime capitalista. In quanto forma di integrazione capitalistica, essa promuove attivamente gli interessi dell’imperialismo, protegge la classe dominante e perpetua l’oppressione. Pertanto, i nostri interessi e il nostro futuro risiedono nella lotta sia contro l’UE che contro le politiche borghesi di ogni paese. Ci opponiamo all’UE non dal punto di vista del ritorno alla precedente “sovranità” borghese, ma da quello della ricostruzione dell’Europa sotto la guida della classe operaia. Non consideriamo questa una questione isolata, ma consideriamo la lotta contro l’UE un anello necessario della nostra lotta organizzata contro il capitalismo. I nostri interessi e il nostro futuro risiedono nella lotta unificante, internazionale anticapitalista nella prospettiva di un’unione rivoluzionaria dei lavoratori.
- Contro le spese militari, no al voto per i crediti di guerra. Per il welfare universale, l’assistenza sanitaria gratuita, l’istruzione gratuita per tutti, la tutela dell’ambiente, no al greenwashing. Se i governi riescono a trovare le risorse per più che raddoppiare la spesa militare, dobbiamo esigere queste risorse per il welfare sociale, invece di privatizzarlo e di fatto abolirne la copertura gratuita e universale.
- Sappiamo per esperienza storica, confermata dagli eventi in corso, che in una società basata sullo sfruttamento della maggioranza della popolazione da parte della classe capitalista dominante, la competizione tra capitalisti per la loro quota di questo sfruttamento porta inevitabilmente alla guerra. La nostra opposizione alla guerra ha come sua strategia trasformare la guerra in una guerra civile contro la classe capitalista. Il nostro principale nemico è all’interno dei nostri confini. La guerra, con le sue atrocità e privazioni, ha portato in diverse occasioni alla rivoluzione: dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Affinché la nostra opposizione alla guerra sia coerente, deve indicare il capitalismo come il responsabile ultimo delle guerre e della corsa agli armamenti, e la rivoluzione come l’unica soluzione definitiva.
- Proprio per questo motivo, un’opposizione coerente e completa al riarmo e alla guerra può essere condotta solo dalla classe operaia e dai proletari in generale. Tuttavia, l’ascesa dell’estrema destra populista tra i lavoratori salariati, così come altri persistenti orientamenti di collaborazione di classe con la borghesia imperialista, dimostrano che non esiste una relazione meccanica tra condizione operaia e coscienza anticapitalista. Denunciamo la complicità delle dirigenze sindacali di maggioranza e della cosiddetta sinistra europea con il piano di riarmo imperialista, arrivando persino a votare i bilanci militari nei parlamenti, e chiediamo alle organizzazioni dei lavoratori di rompere questi legami. La nostra campagna contro il riarmo e contro la guerra deve chiarire ai lavoratori che le loro difficoltà e le minacce alle loro condizioni di vita, alla loro salute e alla loro vita non provengono dal mondo esterno o dagli immigrati, ma dai loro stessi governanti e sfruttatori; e che la soluzione non sta nel radunarsi attorno alla bandiera nazionale contro il “nemico” esterno, ma nell’unione nazionale e internazionale dei lavoratori e dei popoli oppressi oltre i confini, per rovesciare il dominio dei loro sfruttatori, rifiutandosi di essere carne da cannone per i loro interessi. In una società senza sfruttamento, dove la produzione è destinata alla soddisfazione dei bisogni umani nel rispetto della natura, non ci sarà alcun interesse per la guerra, nessun bisogno di armi.
- Lottiamo per:
- – lo scioglimento della NATO
- – la chiusura delle basi NATO in ogni paese
- Abbasso tutti i piani e le alleanze imperialiste
- Abbasso l’UE imperialista. Per l’unità dei lavoratori d’Europa, inclusa la Russia.
- Fraternizzazione tra proletari/e al di là dei confini – contro le economie di guerra per i diritti dei lavoratori — per salari migliori, pensioni, stabilità del posto di lavoro, servizi pubblici sotto il controllo dei lavoratori.
- Uniamo il fronte di lotta contro la guerra con la lotta per pane, pace e libertà.
- La guerra può essere fermata solo dalla classe operaia, dalla lotta rivoluzionaria, trasformando la guerra imperialista in guerra di classe.
- Costruiamo un’opposizione a livello europeo al RearmEU in stretta connessione con la protesta contro il genocidio per una Palestina libera, i nuovi attacchi di Israele all’Iran e contro i massacri in Ucraina, Sudan, Congo!
Down with the imperialist RearmEU plan, for the unity of the workers of Europe
The ReamEU plan, later renamed ‘Readiness 2030’, is a clear turn in the policy of European imperialist countries since the end of World War 2. The war in Ukraine, which is a contention between Russia and NATO countries over the territory and resources of Ukraine, has pushed European countries and Germany in the first place, to abandon the Ospolitik, which meant oil and gas from Russia, in change for access to the Russia market . Biden openly maneuvered with this purpose, achieving a partial embargo on Russian oil and gas – also blowing up the North Stream pipelines. Few months after the start of the war Germany announced an extraordinary rearmament plan for 100 billion euro, revising its Constitution to allow the resulting budget deficit, and military deliveries to Ukraine, while other EU countries committed to raise military expenses to 2% of their GDP.
Trump’s shift regarding the war in Ukraine – through which the U.S. have assured for their capitalists the lion share of Ukraine’s natural resources – has pushed the European governments to decide further steps in their rearmament policies. European imperialisms no longer trust the US military umbrella, at the same time as their interests increasingly diverge from those of America – in Trump’s trade war Europe is the second main target after China. The € 800 bn rearmament plan (over four years), almost € 2.000 for each EU citizen, means a huge boost in military spending of EU member states, which has already increased by 31% between 2021 and 2024, when it reached € 326 bn, or 1.9% of the overall EU GDP. It is noteworthy that a special ‘escape clause’ will allow governments to increase their public deficits by up to 1,5% above the limits of the EU Stability and Growth Pact if that is used for military spending.
EU countries are now the main supporters of Ukraine in the war against Russia, with imperialist governments that claim to be “democratic” as opposed to Trump leading this warmongering policy. After emptying their arsenals of old weapons, delivered to Ukraine, they are revving up military production to increase production capacity. Some automotive plants, unfit for production of electrical vehicles, are converted to military production. Germany’s industrial-military complex is building up its production in Ukraine. In case the plants outlast the war, cheap skilled labour makes it a profitable production site for the export of death machines.
With the war in Ukraine the U.S. has achieved the goal of digging a deep ditch between Western and Eastern Europe, a new Iron Wall, albeit shifted eastwards, to prevent the formation of a continental bloc as wished by the Ostpolitik advocates. An alliance of Western Europe with Russia could challenge US world dominance. But by doing so the U.S. has pushed Russia closer to China. With his approaches to Putin, Trump is trying to loosen this link – but also pushing the European powers to rely on their own military forces. America’s request that European partners increase their share in NATO’s expenses (now the bar is set at 5 percent of GDP!) is double-edged. On the one hand it allows the US to reduce its military expenses in the European region, and shift its military ‘investment’ to the East Asian pivot, to contrast its strategic rival China, but on the other hand it will reduce the US clout in Europe, and increase European strategic autonomy.
To counter the danger of a politically and militarily united Europe, Trump is supporting Euro-sceptic far-right parties like AfD in Germany, PiS in Poland, AUR in Romania, besides the Orban government in Hungary. France’s Rassemblement National, which also advocates an alternative policy for the French imperialism, is not keen to openly accept Trump’s support against the ‘judicial persecution’ of Marine Le Pen. Italy’s Meloni right-wing prime minister had to abandon her anti-EU rhetoric of yore as the Italian bourgeoisie takes advantage from being a member of the EU, but is using her close relationship with the Trump administration to take a middle course in foreign affairs.
Even before the growth of the populist-nationalist (‘sovereignist’) parties, European states never agreed to unify their foreign policies and armed forces, due to their different and often competing foreign interests. For this reason their military industries are built on separate, not integrated national bases, with more links to the US and UK industries than with other European groups. The ongoing € 800 bn rearmament drive is also being implemented on exclusively national bases, albeit financially coordinated – euro 150 billion from joint borrowing through the SAFE Program (Security Action For Europe) will fund military procurement involving more than one country. However, the second country might be either Ukraine or the UK. The European Investment Bank can also finance part of the remaining € 650 bn increase in military expenses.
To ease these budget outlays, a special “escape clause” will suspend the EU’s Stability and Growth Pact for military spending, allowing a deficit increase of up to 1,5% over 2021. What is not allowed for welfare spending is allowed for military spending! But it is not going to be a free lunch. If not paid through taxes, military expenditure will be paid through inflation, as with the post-Covid inflation.
Our opposition to the arms race in Europe is absolute. It has been justified with the military threat from Russia. Is Russia threatening Germany, France, Italy, or even Poland? Or do European countries need to rearm to defend Greenland from the U.S.? The truth is that European states after gobbling up a large chunk of Easter Europe are building up their militaries to take an active part in the imperialist re-division of Europe and the world, a game fought through the war in Ukraine but also in Sudan, Congo, Libya etc. EU’s White Paper on Readiness 2030, after saying that “the international order is undergoing changes of a magnitude not seen since 1945” says that “a new international order will be formed in the second half of this decade and beyond. Unless we shape this order – in both our region and beyond – we will be passive recipients of the outcome of this period of interstate competition with all the negative consequences that could flow from this, including the real prospect of full-scale war. History will not forgive us for inaction.” It later explains that “strategic competition is increasing in our wider neighborhood: from Arctic to Baltic, Middle East and North Africa” and concludes that “The moment has come for Europe to re-arm.”
Being the world’s largest trade power and the second industrial power does not assure a corresponding political clout and influence. France has been expelled from a swathe of its neocolonial Françafrique domain; Italy is losing its clout on Western Libya. In the Sudan and Eastern Congo wars, European countries are among the main contenders behind the curtains. European imperialist powers, which have lost economic ground not only with respect to emerging countries like China and India, but also to the United States, are rearming not to defend their homelands, but to fight for control / influence over Eastern Europe, Africa and other continents. RearmEU is an aggressive imperialist policy, not a national-defence policy as it is presented. This is true irrespective of whether it will remain based on strict national boundaries, or it will mark the beginning of a likely continental coordination, or an unlikely federal centralization or unification into a European imperialist power.
At their Bruxelles summit, European defence ministers are pledging to increase defence spending to up to 5% of their gross domestic product, three times as much as their average before 2022. This means using social resources to produce, maintain, use death and destruction machines and training personnel specialized as killers instead of supplying healthcare, education environment and other social goods. The jump in military spending is a socially reactionary policy at the service of the imperialist interests of big capitalist groups – which are seeing their profits and share values soar – against the interests of proletarians and of the people in general. The European Union is the general staff coordinating the continental military offensive.
Our campaign against ReArm Europe / Readiness 2030 should therefore be directed:
- Against each imperialist state in Europe and collectively against European imperialism, for the dissolution of NATO and all military alliances;
– Against the EU, an institution serving the needs of the capitalist regime. As a capitalist integration, it actively promotes imperialism interests, protects the ruling class and perpetuates oppression. Thus, our interests and our future lie in the struggle both against the EU and against the bourgeois politics in each country. We oppose the EU not from the point of view of the return to previous bourgeois “sovereignity” but from that of rebuilding of Europe under the leadership of the working class. We do not view this as an isolated issue, but we treat the struggle against the EU as a necessary link of our organized struggle against capitalism. Our interests and our future lie in the unifying, international anti-capitalist struggle towards a revolutionary worker’s union
- Against military spending, no vote for war credits. For universal welfare, free health care, free education for all, care for the environment, no greenwashing. If governments can find the resources to more than double military spending, we must demand these resources for social welfare, instead of privatizing it and de facto abolishing its free and universal coverage.
- We know from historical experience, confirmed by ongoing events, that in a society based on exploitation of the majority of the population by the ruling capitalist class, competition between capitalists for their share of this exploitation inevitably brings about war. Our anti-war opposition has its strategy in transforming war into a civil war against the capitalist class. Our main enemy is within our borders. War with its atrocities and deprivations, has in several occasions brought revolution – from the Paris Commune to the October Revolution in Russia. In order for our anti-war opposition to be consistent, it must point to capitalism as the ultimate responsible for wars and the arms race, and revolution as the only ultimate solution.
- For this very reason a consistent and thorough opposition to rearmament and war can only be waged by the working class and proletarians in general. However, the rise of the populist far Right among wage workers, as well as other persisting class collaboration orientations with the imperialist bourgeoisie, show that there is no mechanical relation between working-class condition and anti-capitalist consciousness. We denounce the complicity of the majority trade union leaderships and the European so-called left with the imperialist rearmament plan, even voting the military budgets in the parliaments, and we call for the workers’ organizations to break these ties. Our anti-rearmament and anti-war campaign must make it clear to working class people that their difficulties and the threats to their living conditions, health and lives don’t come from the outside world or from immigrants, but from their own rulers and exploiters, that the solution is not in rallying around the national flag against the outside ‘enemy’, but in the national and international union of workers and oppressed peoples across borders, to overthrow the rule of their exploiters, refusing to be cannon fodder for their interests. In a society without exploitation, where production is for the satisfaction of human needs respectful of nature, there will be no interest in war, no need for weapons.
- Fight for:
- Dissolution of NATO
- Closure of the NATO bases in each country
- Down with all imperialist plans and alliances
–Down with the imperialist EU. For the unity of the workers of Europe, including Russia.
- Cross-border fraternization – against war economies for workers’ rights—for better wages, pensions, job stability, public services under workers’ control.
- Unite the anti-war front with the fight for bread, peace and freedom.
- War can only be stopped by the working class, by revolutionary struggle, and by transforming imperialist war into class war.
- Let’s build a Europe-wide opposition to RearmEU in close connection with protest against genocide for a free Palestine, Israel’s new attacks on Iran, and against massacres in Ukraine, Sudan, Congo!