Appello per la Conferenza internazionalista contro la guerra imperialista: 14-15 giugno, a Napoli

Questo è l’appello redatto da alcune organizzazioni internazionaliste dell’Europa e delle Americhe del Sud e del Nord per una Conferenza internazionale che si terrà a Napoli i prossimi 14 e 15 giugno. Il suo obiettivo è raggruppare tutte le forze determinate a costruire un fronte di classe degli sfruttati e degli oppressi di tutto il mondo, indipendente dai due blocchi imperialisti in formazione a scontro, disposto a battersi contro la corsa ad una nuova devastante guerra globale che si profila all’orizzonte. La partecipazione alla Conferenza, naturalmente, è aperta alle organizzazioni politiche, sindacali, militanti che condividono questo appello. (Red.)

Fermiamo la corsa alla guerra dei capitalisti con il fronte di classe internazionalista delle masse sfruttate e oppresse di tutto il mondo!

A ottant’anni dalla Seconda Guerra Mondiale, la classe operaia mondiale e i proletari in generale si trovano di fronte, come mai prima d’ora, ad una comune, cupa prospettiva: la prospettiva di una nuova guerra mondiale, che si evidenzia nell’intervento diretto delle potenze capitaliste in conflitti interconnessi, mentre ognuna di esse aumenta la propria militarizzazione, non solo attraverso i bilanci militari, ma anche attraverso una crescente repressione interna, cercando di preparare le condizioni per mandare i lavoratori a morire per gli interessi dei “propri” Stati capitalisti. Più di 30 anni fa, gli ideologi borghesi hanno proclamato la vittoria finale del capitalismo con la piena integrazione dei Paesi del cosiddetto socialismo reale nel mercato capitalistico globale. Ma questa integrazione, lungi dal costituire la “fine della storia”, ha aumentato la competizione capitalistica e ha portato a una crisi irrisolta dal 2008 che coesiste con, e alimenta, il declino degli Stati Uniti, il cui Stato, esercito e moneta sono stati per decenni al centro dell’attuale sistema di dominio imperialista sul mondo come potenza egemone.

La crescente crisi capitalistica, frutto delle insormontabili contraddizioni del sistema, mina il dominio dei capitalisti sull’accumulazione del capitale e sulla riproduzione sociale, e li spinge a ricorrere sempre più spesso al sostegno dello Stato attraverso dazi, sanzioni, embarghi, armi finanziarie, monetarie e valutarie. I grandi monopoli transnazionali dei vecchi Paesi dominanti dell’Occidente si stanno confrontando con i nuovi concorrenti monopolistici che stanno sorgendo nei Paesi capitalistici “emergenti”, Cina in primis; ma allo stesso tempo sono aizzati gli uni contro gli altri, come abbiamo visto con la Brexit e la tendenza alla rottura della NATO tra USA e UE, e le tensioni tra USA e Canada. In questa contesa economica globale, che sta assumendo nuove forme, stanno distruggendo le istituzioni politiche, commerciali e finanziarie che hanno permesso loro di governare il mondo dal dopoguerra. E giorno dopo giorno, anno dopo anno, questa competizione acuita si sta trasferendo anche a livello militare, generando una corsa generalizzata al riarmo per prepararsi alla prossima guerra mondiale, mentre alimenta la guerra in Ucraina, il genocidio a Gaza, le guerre in Sudan e in Congo – solo per citare le più sanguinose.

L’obiettivo comune di queste guerre industriali, commerciali, finanziarie e militari è quello di accaparrarsi una quota maggiore della ricchezza generata in tutto il mondo dallo sfruttamento dei lavoratori, dei contadini poveri e della natura. Le potenze in conflitto si stanno raccogliendo attorno alle due maggiori potenze capitalistiche: gli Stati Uniti e la Cina, che sono al centro della contesa, mentre le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Europa, e persino il Giappone, si stanno intensificando. Gli schieramenti delle potenze si stanno modificando, come dimostra la decisione di aumentare i bilanci militari dei Paesi europei o la discussione di un accordo commerciale tra Cina, Giappone e Corea del Sud.

Gli Stati Uniti di Trump, per recuperare la loro declinante supremazia, stanno costringendo il resto del mondo, compresi gli alleati, a sottomettersi ai loro interessi con una politica banditesca di saccheggio di minerali, petrolio e delle ricchezze di altri popoli. Non rinunciano alla loro strategia di avanzare contro la Cina e la Russia, anche se la lista delle loro sconfitte militari è ormai lunga, a partire dal Vietnam cinquant’anni fa per arrivare all’Ucraina di oggi. E c’è un legame diretto tra le proposte di guerra e di espansione territoriale di Trump e il suo tentativo fascista di militarizzare la società: l’isteria contro gli immigrati e la comunità LGBT+ fa parte dell’irreggimentazione sociale per la guerra che è pienamente espressa dall’estrema destra che il blocco di potere intorno a Trump promuove a livello internazionale.

La Cina, invece, forte della sua crescente supremazia manifatturiera e del suo surplus finanziario, sta tenendo alta la bandiera del libero scambio e sta attirando altre classi capitaliste in accordi commerciali nell’ambito dell’Iniziativa di Sviluppo Globale varata da Pechino (porti giganteschi, mega progetti di trasporto/energia, ecc.) che pongono i lavoratori locali in condizioni di estremo sfruttamento. Gli imperialisti europei cercano, a loro volta, di difendere il saccheggio e la militarizzazione dell’Europa orientale, dell’Africa subsahariana e di altre regioni del mondo, mentre si presentano come difensori della democrazia, del multilateralismo e dei diritti umani in contrapposizione all’arroganza di Trump.

Il sostegno della NATO al genocidio israeliano a Gaza, insieme alle annessioni territoriali in Cisgiordania, Siria e Libano per formare una “Grande Israele”, fanno parte della stessa contesa internazionale e fungono anche da arma contro la Cina. Rigettiamo i bombardamenti e le minacce contro lo Yemen e l’Iran che gli Stati Uniti e Israele stanno intensificando. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare che l’espulsione del sionismo dal Medio Oriente non avverrà per mano dei regimi reazionari della regione, che hanno collaborato con esso in modi diversi fin dalla sua creazione, ma dalla lotta socialista unita delle masse sfruttate e oppresse del Levante. Salutiamo la ribellione operaia e popolare contro questi regimi, come abbiamo visto in Libano e nella Repubblica Islamica dell’Iran, che ha sterminato e disperso un’intera generazione di coraggiosi militanti rivoluzionari e opprime senza pietà la classe operaia, le masse povere e le donne svantaggiate di quel Paese, mentre finge ipocritamente di sostenere la causa palestinese.

Tutte le grandi e medie potenze capitalistiche stanno costruendo i loro eserciti, aumentando i bilanci militari a spese di tagli selvaggi alla spesa sociale, dal piano di 800 miliardi di euro dell’UE al bilancio militare di 1.000 miliardi di dollari degli Stati Uniti, alla crescita costante del 7,2% annuo della Cina, mentre il Giappone sta rivedendo la sua Costituzione in materia di disarmo e recuperando il tempo perduto come potenza sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale.

Questa tendenza sempre più accentuata e accelerata alla guerra è l’unica “soluzione” che la classe capitalista può dare alla crisi storica del suo sistema sociale – una crisi del processo di accumulazione e dell’ordine politico internazionale che per la prima volta nella storia si intreccia con una catastrofe climatica incombente e con una crisi senza precedenti della riproduzione sociale e della stessa socialità, con una diffusione impressionante e corrosiva dell’individualismo e della violenza nei rapporti interpersonali.

Questi scontri tra grandi potenze capitalistiche stanno diventando sempre più violenti anche in America Latina, soprattutto a causa delle pressioni statunitensi per contenere gli interessi economici e l’influenza politica cinese nel continente, mentre i lavoratori e le masse sono sottoposti a misure di austerità e privazioni sotto governi di destra come quello di Milei in Argentina. Per i lavoratori e i contadini latinoamericani, l’alternativa non sta nell’allinearsi ai BRICS. Anche i Paesi che hanno vissuto grandi rivoluzioni, insurrezioni e lotte antimperialiste (Cuba, Nicaragua, Venezuela) stanno subendo un arretramento reazionario, perché si uniscono a uno schieramento che è contro l’Occidente, ma segue chiaramente le leggi dell’economia di mercato con lo sfruttamento della classe operaia al loro interno. La battaglia comune per espellere i vecchi e i nuovi poteri capitalisti dal continente  pone in primo piano la lotta per l’unità socialista dell’America Latina. In questo momento è necessario e urgente contrastare l’espulsione degli immigrati latinoamericani da parte di Trump in alleanza con i lavoratori in lotta negli Stati Uniti.   

Il capitalismo è in grado di offrire solo questo quadro desolante. Milioni di lavoratori e di esseri umani in generale stanno soffrendo per questa competizione inasprita in termini di aumento dello sfruttamento e di tagli al welfare, e vengono uccisi, feriti e sfollati dalle guerre. Nonostante l’enorme odio e la resistenza generata dai governi della fame e delle guerre, ad oggi la risposta della classe operaia e delle masse oppresse non è sufficiente a fermare questa corsa verso l’abisso, anche a causa della bancarotta politica della cosiddetta “sinistra”, ormai completamente cooptata nell’establishment capitalista.

Nei Paesi imperialisti, così come nel “Sud globale”, i principali partiti borghesi e la maggior parte della cosiddetta “sinistra” sostengono i preparativi per la guerra e le misure contro la classe operaia. Si sono schierati con il “campo” a cui appartengono i loro Paesi, con una minoranza che strizza l’occhio al campo capitalista opposto. E tutti stanno manovrando per trascinare i lavoratori dietro di sé con la minaccia e con l’inganno.      

Questa integrazione della leadership politica e sindacale della classe operaia nello Stato capitalista contrasta nettamente con le grandi esplosioni sociali, gli scioperi e le manifestazioni di massa contro le politiche repressive e di austerità in varie regioni del mondo, nonché con l’emergere a livello globale dell’enorme movimento contro il genocidio sionista, a sostegno della resistenza palestinese e del diritto dei palestinesi a tornare alle loro case e terre, in cui i giovani e gli studenti svolgono un ruolo centrale.

Le nostre organizzazioni sono tra le poche che hanno avuto il coraggio di andare controcorrente e di opporsi costantemente ad entrambi i campi imperialisti nella guerra in Ucraina e in tutti gli altri conflitti, facendo passi avanti nella costruzione del campo proletario internazionalista – un campo che potenzialmente include la grande maggioranza dell’umanità.

La Conferenza che convochiamo a Napoli il 14 e 15 giugno è un passo avanti in questo lavoro di costruzione, che alcuni di noi hanno iniziato in precedenti incontri come l’importante Conferenza di Buenos Aires del 2024. A tutti coloro che confidano e ripongono le loro speranze nella classe lavoratrice e nelle sue lotte, non nel potere di uno Stato esistente – essendo tutti gli esistenti Stati capitalisti – chiediamo di unirsi a noi. Al nazionalismo che lega i lavoratori ai loro sfruttatori opponiamo l’internazionalismo, che unisce i lavoratori ai loro compagni di classe in altri Paesi.

La liberazione dei popoli oppressi può essere raggiunta solo attraverso una lotta guidata dalla classe lavoratrice, mai dai capitalisti. Se ci uniamo a livello internazionale, diventeremo una potenza, una potenza molto grande, e attireremo il sostegno delle masse sfruttate di tutti i Paesi. L’enorme forza potenziale del nostro fronte di lotta si è vista proprio nel movimento di solidarietà internazionale che la resistenza palestinese ha suscitato.

La nostra lotta più urgente è contro il riarmo, la militarizzazione della società, l’economia di guerra e i tagli al welfare, e contro le politiche governative in preparazione alla guerra, così come contro la “guerra interna” per la repressione delle lotte sociali, gli attacchi agli immigrati, ai quali viene attribuita la colpa di tutti i mali sociali per dividere la classe operaia. Il militarismo va di pari passo con la repressione di Stato, mentre l’intero quadro legislativo/giudiziario prende una direzione reazionaria contro i diritti dei lavoratori, i diritti sociali e democratici. La pericolosa tendenza all’ascesa dell’estrema destra in diversi Paesi diventa l’ariete del sistema di potere borghese per subordinare la classe alla nazione. Questa ascesa è espressione dell’aggressione del capitale contro il lavoro e le tendenze a mettere in discussione la politica e il dominio della classe capitalistica. Contro l’agenda dell’estrema destra, le lotte per una reale uguaglianza di donne e uomini, contro il patriarcalismo individuale e collettivo,  contro tutte le forme di discriminazione nei confronti delle minoranze nazionali ed etniche e le persone LGBT+, la lotta contro la distruzione dell’ambiente, sono parte integrante della nostra lotta.

L’estrema destra è emersa a seguito dei disastri sociali prodotti dalle politiche neoliberiste e dalla rinuncia alla lotta di classe da parte delle organizzazioni del vecchio movimento operaio. La risposta a tutto ciò non è la collaborazione di classe, solo ed esclusivamente il fronte unico della classe lavoratrice, nelle piazze, gli scioperi e i picchetti possono rispondere colpo su colpo e sconfiggere gli attacchi che vengono dall’estrema destra.

Nei Paesi imperialisti “il nemico principale è in casa nostra”, e da nessuna parte il “nemico del nostro nemico” capitalista è nostro amico!

L’amministrazione Trump sta rimescolando le carte, infliggendo colpi ai partner nordamericani e agli alleati europei, cercando di attirare la Russia in un accordo di spartizione dell’Ucraina, lasciando gli avidi guerrafondai europei a mani vuote. Zelensky non incarna una lotta per la difesa nazionale; è piuttosto un burattino della NATO, che mette il destino dell’Ucraina nelle grinfie dei suoi padroni. Che Putin concluda o meno l’accordo di “pace”, il risultato sarà una pace di rapina, l’unico esito possibile – a parte la rivoluzione – di una guerra di rapina. Se un trattato di saccheggio coloniale verrà effettivamente concordato, questo non impedirà la marcia verso la guerra tra le grandi potenze capitaliste. Noi siamo, invece, a favore della fraternizzazione dei soldati e dei lavoratori russi e ucraini contro la guerra imperialista, e sosteniamo il rovesciamento dei regimi di Zelensky e Putin, che sono entrambi antiproletari e anticomunisti, e agiscono in contrapposizione con la Rivoluzione del 1917 e la politica di Lenin sulla questione nazionale.

Siamo fermamente contrari alle politiche di bullismo MAGA degli Stati Uniti, così come alle ambizioni imperiali che l’UE e i governi europei stanno cercando di resuscitare, sia che riescano a costruire gli Stati Uniti reazionari d’Europa, sia che, molto probabilmente, si riarmino separatamente fino ai denti per portare avanti i rispettivi interessi nazionali, separati e in competizione tra loro. Ci opponiamo fermamente al riarmo del Giappone finalizzato a contrastare la Cina in alleanza con gli Stati Uniti. Denunciamo l’attuale Cina capitalista, che non è figlia della Rivoluzione cinese, ma della controrivoluzione capitalista, che opprime la più grande classe operaia del mondo con il suo stato di polizia AI, ed è un paradiso per i miliardari al pari degli Stati Uniti. Né possiamo appoggiare in alcuna forma la Russia militarista che usa i suoi giovani più poveri come carne da cannone per cercare di restaurare l’impero zarista insieme al suo ruolo reazionario. Il progetto BRICS non è un’alternativa “multilaterale” all’imperialismo occidentale, è un blocco contraddittorio di Stati reazionari e sfruttatori.

Di fronte alle guerre dei nostri governi, riprendiamo le migliori tradizioni socialiste del disfattismo rivoluzionario, ci schieriamo per la fraternizzazione tra i soldati dei fronti opposti, per la trasformazione della guerra imperialista in una rivoluzione che, rovesciando il dominio del capitale e instaurando il potere dei lavoratori, ponga fine allo sfruttamento e alle guerre, destinando le forze produttive al soddisfacimento dei bisogni sociali e non all’avidità e ai profitti di pochi.

Le organizzazioni firmatarie uniscono le loro forze per costruire il campo rivoluzionario proletario. Intendiamo lavorare con tutte le nostre forze per la rinascita di una nuova Internazionale proletaria che faccia tesoro di tutte le grandi battaglie del passato, sia quelle vinte che quelle perse. La lotta per un’Internazionale rivoluzionaria è indissolubilmente legata alla costruzione, in ciascuno dei nostri Paesi, di partiti rivoluzionari della classe lavoratrice. E possiamo avanzare su questa strada solo bandendo ogni forma di sciovinismo e opportunismo. Altre organizzazioni si uniranno, man mano che le avanguardie operaie sceglieranno di battersi non solo per un salario equo, ma per porre fine alla schiavitù salariale rifiutandosi di essere carne da macello per i loro sfruttatori.

No al riarmo e alla guerra! Fermiamo il genocidio a Gaza e la guerra in Ucraina, Sudan, Congo!

Difendere il potere d’acquisto dei salari e ridurre gli orari di lavoro: lavorare meno per lavorare tutti!

Libertà per tutti i prigionieri e i perseguitati politici!

Fronte unito dei lavoratori e dei popoli oppressi contro l’imperialismo, il razzismo e il fascismo!

Per il potere dei lavoratori e delle masse sfruttate! Lottiamo per una società senza classi, senza sfruttamento e senza oppressione! Lottiamo per il socialismo internazionale!

Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!

Liberazione comunista – Grecia

Partido Obrero (Partito operaio) – Argentina

SEP (Partito socialista dei lavoratori) – Turchia

SWP (Socialist Workers Party) – Great Britain

TIR (Tendenza internazionalista rivoluzionaria) – Italia

MLPD (Partito marxista-leninista di Germania) – Germania – sottoscritto da Monika Gärtner-Engel, responsabile dell’attività internazionale

UFCLP (United Front Committee for a Labor Party) – Stati Uniti

Tribuna Classista – Brasile

Fuerza 18 de Octubre – Cile

Agrupación Vilcapaza – Perù

Comunistas – Cuba