Argentina: Milei messo in fuga a sassate da un quartiere proletario di Buenos Aires (video, e un articolo da “Prensa Obrera”)

Quello che state per vedere parla da solo: l’ultra-reazionario presidente dell’Argentina Milei, stretto amico di Trump e Meloni, messo in fuga a pietrate al grido “Fuera Milei!” da una massa di dimostranti inferocita, in uno dei sobborghi proletari di Buenos Aires, insieme con la sua “carovana elettorale” (si vota il 7 settembre per gli organismi elettivi della provincia di Buenos Aires). Insieme con Milei in fuga anche il fascista Espert, capolista per le liste di Milei in ottobre quando si voterà in tutte le province per il parlamento nazionale – questo brav’uomo ha chiesto che Eduardo Belliboni del Polo Obrero e i dirigenti del sindacato della gomma Sutna, un sindacato storicamente combattivo, siano arrestati o uccisi.

A seguire un editoriale di Eduardo Salas comparso l’altro ieri, 28 agosto, su “Prensa Obrera”, che spiega il retroterra di questo fatto esemplare. (Red.)

https://prensaobrera.com/politicas/son-coimeros-y-ajustadores-fuera-milei

Sono dei corrotti e dei truffatori: via Milei! – di Eduardo Salas

Gli audio dell’ex segretario dell’area Disabilità, Spagnuolo, in cui si rivelano le tangenti sugli acquisti di medicinali che finiscono nelle tasche dei Milei e dei Menem, hanno causato una crisi di enorme portata le cui conseguenze devono ancora manifestarsi appieno. La cosa più importante è che la crisi è incentrata sul potere politico e che pone la necessità di una soluzione.

Per la popolazione duramente colpita dall’austerità, in particolare per i lavoratori – che hanno visto le proprie condizioni di vita deteriorarsi notevolmente – il fatto che Milei continui a governare è intollerabile: un presidente che ruba dai fondi per l’assistenza alle persone con disabilità, tagliando servizi e ponendo il veto a una legge che offre risarcimenti minimi, che attacca pubblicamente un bambino autistico condannando come “macabre” le manifestazioni in cui si lotta per l’assistenza ai disabili, non è ciò che il popolo argentino merita. La sua permanenza [al potere] non può che significare altri attacchi ancora più grandi e gravi. Non si tratta solamente di una questione “morale”; questi fatti rivelano gli interessi di classe che Milei difende, e sono compatibili con gli attacchi che sta preparando – e che aggiungerà a quelli già in atto – come le cosiddette “riforme strutturali”, ovvero la distruzione dei diritti dei lavoratori e della previdenza sociale, con un maggiore carico fiscale sui consumatori – la stragrande maggioranza dei quali sono lavoratori.

Le accuse di corruzione che coinvolgono direttamente i fratelli Milei sono molteplici, dalla vendita di candidature al caso Libra, dalle valigie “fuori controllo” [il riferimento è legato a uno scandalo avente a che fare con l’ingresso nel Paese di 10 valigie senza che fossero sottoposte ai dovuti controlli alla frontiera. A bordo del volo viaggiava Laura Belén Arrieta, una cittadina statunitense avente legami con la Conservtaive Political Action Conference. Si sospettano traffici di natura illecita – N.d.T.] alle nomine da Pami e Anses per fare soldi, ecc., ma questa sulle tangenti per i farmaci per le persone invalide ha avuto un impatto particolare: tutto ciò viene alla luce mentre la popolazione si trova ad affrontare l’impegno presidenziale nel distruggere l’assistenza agli anziani, il diniego dei finanziamenti all’ospedale Garrahan Institute, le bastonate ai pensionati. La responsabilità di Milei nel difendere la criminale politica di austerità incapace di portare alla ripresa economica che avrebbe dovuto giustificare il sacrificio, ma ha invece portato al contrario, è chiara; ed è altrettanto chiara la responsabilità diretta del presidente negli affari e nelle truffe che sua sorella dirige e centralizza. Il “Fuori Milei!” invocato dal Partito Obrero assume una rinnovata rilevanza.

Il fatto che le registrazioni di Spagnuolo, una figura che frequentava il presidente più del Capo di Gabinetto o del Ministro dell’Economia, e che Milei ora definisce bugiardo, siano diventate note, èattribuito a varie teorie del complotto – la maggior parte delle quali interne alla cerchia del partito al potere – ma ciò che questo rivela è anche un problema di potere: quali garanzie offre alla classe capitalista la precarietà di un governo nelle mani di una cricca del genere? Una cricca che si è circondata dei membri più avventurieri della casta di cui era arrivata a prendere il posto, copiandone il “modus operandi”. La presenza dei Menem ne è un simbolo.

Crisi economica e politica sull’orlo del collasso

Questa crisi deve essere vista in un contesto più ampio. Il governo ha subito delle sconfitte in Parlamento legate a ciò che considerava l’elemento portante della sua politica: l’equilibrio fiscale. Nei giorni precedenti lo scandalo delle tangenti sulle medicine, sono state approvate leggi sull’aumento dei fondi all’ospedale Garrahan e di quelli universitari, i veti sulla legge di assistenza alla disabilità e sul contributo a Bahía Blanca per le inondazioni sono stati revocati, i decreti INTI, INTA, la cultura, ecc. sono stati annullati. Che Milei sia stato sconfitto in Parlamento è importante, perché è un Congresso che ha sostenuto questo governo, ha permesso leggi e veti, nonostante la sua scarsa rappresentanza parlamentare, cioè ha co-governato con MIlei e continua a farlo, ad esempio sostenendo il veto sulle leggi sulle pensioni (che indica che l’attacco ai pensionati è una questione di Stato per tutte le forze politiche padronali), o sul Decreto 70/23, alla base degli attacchi di Milei ai lavoratori.

Dietro la “ribellione” dei suoi alleati parlamentari c’è la crisi economica e la crescente evidenza che il “piano di stabilizzazione” Milei-Caputo sta crollando, anche con la possibilità che ciò accada prima di ottobre, ma di sicuro dopo. Mercoledì 27 il governo ha rinnovato le scadenze del debito denominato in pesos a un tasso di interesse del 75% (che supera del 27% l’inflazione annuale prevista!), ma lo ha ottenuto aumentando l’immobilizzazione dei depositi in pesos detenuti dalle banche al 53,5%, un fenomeno che è stato definito “corralón” [ovvero un grande corralito – il riferimento è alla decisione del governo De La Rua, nel 2001, di congelare tutti i depositi bancari – NdT]. Questa disperata politica del governo volta a prosciugare il mercato del pesos – per contenere l’inflazione – non ha impedito al dollaro di essere a un passo dal tetto della fascia di fluttuazione; ciò che il governo ha ottenuto è stato un rallentamento del credito, quindi della produzione – colpendo in particolare il meccanismo di finanziamento delle piccole e medie imprese – in una situazione in cui si registra già un calo dei consumi dovuto fondamentalmente al crollo dei salari in termini di potere d’acquisto.

Vale a dire: il governo promuove una politica recessiva, eliminando posti di lavoro e ponendo un tetto ai salari, mentre pratica un “aggiustamento” del bilancio statale per sostenere questo infernale indebitamento. Tanto per intenderci: a luglio, a causa degli interessi capitalizzati o di quelli pagati, lo stato ha speso quattro volte di più in interessi di quanto ha pagato nello stesso mese per pensioni e sussidi. Da qui a novembre, le scadenze del debito in pesos raggiungono i 50 trilioni di pesos; il meccanismo di rifinanziamento dello stesso è semplicemente esplosivo e costituisce una brutale confisca a danno dei lavoratori: quasi 250.000 posti di lavoro registrati sono stati persi, il salario medio è diminuito del 14% da quando Milei è entrato in carica. Ancora una volta, il problema del debito pubblico in pesos o dollari è al centro della crisi economica: “onorarlo” ha portato al saccheggio e allo svuotamento del Paese, al crollo delle condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione e all’arricchimento degli speculatori, molti dei quali provenienti dalla crema della classe capitalista nazionale; “rifiutarlo”, salvando solo il debito detenuto dalla popolazione lavoratrice, è l’unica via d’uscita.

Crisi ed elezioni

Le richieste dei governatori e dell’opposizione padronale non mettono in discussione questo saccheggio delle tasche dei lavoratori. Si limitano a sollevare un polverone in nome delle rivendicazioni capitaliste e per evitare che un crollo delle finanze provinciali li lasci con il cerino in mano. Tuttavia, è indiscutibile che ciò metta in discussione la capacità di Milei di governare. Lo scandalo delle tangenti ha sollevato la questione di quanto inciderà sull’esito delle elezioni, sia nella provincia di Buenos Aires il 7 settembre che in quelle nazionali di ottobre. I media nordamericani hanno già sollevato preoccupazioni sulle implicazioni elettorali di questo scandalo e sulla possibilità che Milei possa non vincere le elezioni. Mentre Milei ha bisogno di una vittoria per prevalere sulle altre fazioni politiche, oltre al fatto di non avere comunque il controllo del parlamento – anche se vincesse. Il rischio paese, del resto, è salito a oltre 800 punti, a dimostrazione della sfiducia esterna.

È chiaro che la borghesia nel suo complesso sta puntando sul sostegno al governo. I media – persino i più convinti difensori di Milei – si sono espressi criticando la questione della corruzione nel settore farmaceutico, ma la politica adottata è quella di proteggere Milei, “consigliandogli” di prendere le distanze dal suo entourage, principalmente dai Menem, senza soffermarsi, nel fare ciò, sulla sorella del presidente, perché è chiaro che i due sono un’entità sola: se lei cade, cade anche lui. L’argomento dell’entourage è quello che Macri ha usato per imporre il proprio a Milei. Il sostegno a Milei ha uno scopo specifico: imporre riforme strutturali, ovvero portare fino in fondo l’attacco ai lavoratori.

La campagna elettorale dell’opposizione non mira a sconfiggere il governo, ma piuttosto a negoziare con esso e lasciargli fare il lavoro sporco. Il peronismo è il più coinvolto in questo, presentando candidati insipidi come Taiana, o rappresentanti di padroni specialisti nella precarizzazione del lavoro come Urtubey, o periti affermati come Jaldo de Tucumán. Sono stati persino “sobri” nello sfruttare lo scandalo delle tangenti. Per non parlare della burocrazia sindacale – che ha dominato le liste del PJ (Partito del Popolo) al Congresso nella provincia di Buenos Aires – che non ha detto una sola parola sullo scandalo. Il racket delle farmacie li ha sicuramente come soci, utilizzando i fondi sempre più esauriti dei fondi previdenziali. Né l’opposizione non kirchnerista si è fatta sentire molto. Nessuno di loro vuole spingere il governo sull’orlo del baratro; la classe capitalista e l’imperialismo non hanno ancora dato alcun segnale in tal senso.

L’intervento dei lavoratori

Noi lavoratori dobbiamo intervenire nella crisi con un obiettivo specifico: la sconfitta del governo, la sua sconfitta politica, la sconfitta dei suoi attacchi. E questo ovviamente implica sostenere la lotta nelle piazze. Nei giorni scorsi, i lavoratori della fabbrica Ruiz de Córdoba guidata dal Sutna hanno ottenuto la reintegrazione dei 21 lavoratori licenziati e un accordo salariale che consente il mantenimento del potere d’acquisto, una vittoria importante ottenuta facendo ricorso a picchetti, scioperi e mobilitazioni.

I lavoratori devono lottare per le rivendicazioni che sollevano le misure di austerità di Milei e dei governatori. Ecco perché l’agenda è piena di azioni e di rivendicazioni che emergono nelle strade; questo è indiscutibile. La lotta contro i veti, contro le leggi “riparatrici” che il governo afferma indeboliscano il (falso) equilibrio fiscale, è una questione chiave. La sessione plenaria del sindacalismo combattivo del 16 agosto rappresenta un enorme passo avanti perché ha provocato un raggruppamento di forze che non solo alimenta la lotta, ma si pone anche l’obiettivo di sconfiggere il governo con uno sciopero e di recuperare i sindacati, che sono nelle mani della burocrazia collaborazionista, per la lotta. Con queste prospettive, ha chiamato azioni in tutto il paese – e in Plaza de Mayo – il 12 settembre.

La lotta per un voto per il Fronte di Sinistra fa parte di questo processo. Solo i lavoratori e la sinistra possono sconfiggere il governo che deruba i disabili, che stringe la morsa sui lavoratori per riempire le tasche di capitalisti e banchieri, e le proprie. La campagna del FIT-U deve essere un fattore determinante nel guidare un raggruppamento politico indipendente, vincendo il crescente rifiuto del governo. Questa è la prospettiva politica del nostro intervento nelle attuali elezioni. Un risultato elettorale forte per il Fronte di Sinistra farebbe pendere la bilancia a favore delle rivendicazioni popolari. Non solo: dà forza ad una soluzione operaia e socialista alla grande crisi nazionale: la lotta per l’abolizione del debito usuraio, per la nazionalizzazione delle banche e il monopolio del commercio estero sotto il controllo operaio, per salari pari al paniere alimentare di base e per una pensione pari all’82% del salario, per il divieto di licenziamenti e la condivisione dell’orario di lavoro, per un governo operaio.

Avanti per tutto questo.