
Pubblichiamo il testamento di Anas Jamal al-Sharif, il giornalista di Al Jazeera assassinato insieme a quattro suoi colleghi dal terrorismo di stato sionista. Prima di compiere un nuovo, terribile bagno di sangue, governo ed esercito israeliano hanno il bisogno di eliminare le poche voci rimaste sul terreno in grado di raccontare, a rischio della propria vita, la verità.
E’ uno scritto intensissimo, profondo, commovente, di un uomo “saldo nei suoi principi”, che parla tanto ai palestinesi resistenti, quanto a “ogni persona libera in questo mondo”.
Lo ispira anche una viva fede religiosa che noi rivoluzionari atei non abbiamo, pur avendo il massimo rispetto per chi la professa in un modo così autentico. La storia e l’esperienza contemporanea dicono che questo richiamo non è sufficiente a garantire l’unità di lotta tra gli stessi islamici, né la loro unità con gli oppressi del mondo, per non parlare – poi – dei governi arabi che del richiamo alla religione islamica fanno un volgare uso strumentale per coprire le loro responsabilità di spettatori-collaboratori del genocidio in corso.
Ma questo non ci impedisce di accogliere e fare integralmente nostro l’appello rivoluzionario di Anas Jamal al-Sharif a “non dimenticare Gaza“.
Non dimenticheremo mai Gaza. Non dimenticheremo neppure per un istante la lotta di liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese. Siamo stati e saremo sempre schierati in modo militante da questa parte della barricata, per la distruzione della macchina di morte del colonialismo capitalistico sionista-occidentale (e non solo). (Red.)
“Questa è la mia volontà e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce. Prima di tutto, la pace sia su di voi e la misericordia e le benedizioni di Dio. Dio sa che ho dedicato tutto l’impegno e la forza che avevo per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, fin da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nelle strade del campo profughi di Jabalia. La mia speranza era che Dio prolungasse la mia vita così da poter tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale, Asqalan (al-Majdal) occupata. Ma la volontà di Dio è venuta prima e il Suo decreto è stato eseguito.
Ho vissuto il dolore in ogni suo dettaglio. Ho assaporato il dolore e la perdita molte volte. Eppure, non ho mai esitato un solo giorno a trasmettere la verità così com’è, senza falsificazioni o distorsioni. Che Dio sia testimone contro coloro che sono rimasti in silenzio, coloro che hanno accettato la nostra uccisione, coloro che hanno soffocato i nostri respiri e coloro i cui cuori sono rimasti insensibili ai corpi dei nostri bambini e delle nostre donne, e che non hanno fatto nulla per fermare il massacro che è inflitto al nostro popolo da più di un anno e mezzo.
Vi esorto a tenere stretta la Palestina, il gioiello della corona dei musulmani e il cuore pulsante di ogni persona libera in questo mondo.
Vi esorto a prendervi cura del suo popolo, dei suoi bambini oppressi a cui non è stata data la possibilità di sognare o di vivere in sicurezza e pace, i cui corpi puri sono stati schiacciati da migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi, i cui resti sono stati sparsi sui muri.
Vi esorto a non lasciarvi mettere a tacere dalle catene o fermare dai confini. Siate ponti verso la liberazione della terra e del popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria rubata.
Vi esorto a prendervi cura della mia famiglia.
Vi esorto a prendervi cura della pupilla dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che la vita non mi ha permesso di vedere crescere come sognavo.
Vi esorto a prendervi cura del mio amato figlio Salah, a cui desideravo stare accanto finché non fosse diventato forte, per portare il mio fardello e continuare la missione.
Vi esorto a prendervi cura della mia amata madre, le cui preghiere benedette mi hanno portato dove sono. Le sue preghiere sono state la mia fortezza, la sua luce il mio cammino. Chiedo a Dio di confortare il suo cuore e di ricompensarla grandemente per me.
Vi esorto anche a prendervi cura della mia compagna di vita, la mia amata moglie, Umm Salah, Bayan, dalla quale la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi. Eppure, è rimasta fedele alla sua promessa, salda come il tronco di un ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa in Dio, portando la responsabilità in mia assenza con forza e fede.
Vi esorto a stringervi attorno a loro e ad essere il loro sostegno dopo Dio Onnipotente.
Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Rendo testimonianza davanti a Dio che sono contento del Suo decreto, certo di incontrarLo e convinto che ciò che è con Dio è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri. Perdona i miei peccati passati e futuri. Fa’ che il mio sangue sia una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia. Perdonami se ho mancato e prego per la mia misericordia, perché ho mantenuto la mia promessa e non l’ho mai cambiata né tradita.
Non dimenticate Gaza…
E non dimenticatemi nelle vostre sincere preghiere per il perdono e l’accettazione.”
Anas Jamal al-Sharif