
Negli ultimi giorni i governanti e i mass media italiani sembrano essere stati folgorati da un’improvvisa passione “umanitaria” per i palestinesi di Gaza.
Crosetto, il boss dell’industria bellica italiana grande fornitrice di armi di sterminio ad Israele, dissente dal piano annunciato da Netanyahu di radere al suolo senza lasciare pietra su pietra quel che è ancora in piedi di Gaza City, e sterminare – in nome della lotta ai “terroristi” (i resistenti) di Hamas – quanti più bambini, donne, anziani palestinesi è possibile per indurli alla fuga “volontaria” da Gaza, per quale meta non si sa. A questo amicone di lunga data dei killer sionisti il nuovo imminente bagno di sangue appare “folle”, “irrazionale”, “inumano”. Da non credere!
Non fai in tempo a stupirti per queste parole “forti” che senti uno dei vice della Meloni, Tajani, annunciare un primato italiano in Europa, ha detto proprio così: primato. E qual è? La presa in carico di palestinesi bisognosi di cure. Ben 31 di loro, un numero senza dubbio imponente su centinaia di migliaia di feriti e di affamati allo stremo. Ed eccolo volare di qua e di là per accogliere queste vittime della criminalità di stato italiana, mentre il suo degno compare Salvini riceveva un premio come fedele amico degli sterminatori, e su tutti i siti economici campeggiava la notizia: la Cassa Depositi e Prestiti, cioè il governo Meloni, investe massicciamente nelle start-up israeliane legate a triplo filo alla guerra ai palestinesi e ai popoli del Medio Oriente.
Intanto i 31 palestinesi accolti dall’”umanitaria” Italia si sono già ridotti a trenta. Dopo due soli giorni di agonia, la denutrizione acuta ha infatti stroncato la vita di Marah Abu Zuhri, 19 anni, ricoverata all’ospedale Cisanello di Pisa completamente deperita. Il suo ultimo desiderio, espresso all’interprete, è stato un pezzo di pollo e una cola, ma non è riuscita a mangiare nulla. Ed ora intorno a questo giovane cadavere si affollano gli avvoltoi della stampa per piangere finte lacrime e magnificare il gran cuore dell’Italia e dei medici italiani, benché non sia stato possibile salvare la vita di questa “sfortunata” (vittima, insinuano i più infami, di Hamas).
Gran cuore dell’Italia, ma che dici?, grandissimo. Infatti pochi giorni prima l’infaticabile Tajani era corso a Milano ad accogliere il piccolo Adam, a cui il governo e l’esercito sionisti avevano appena assassinato, in un bombardamento, il padre e i nove fratelli, e con lui altri cinque bambini di Gaza feriti. Adam, ferito al petto e al braccio, è stato ricoverato al Niguarda, “che vanta un reparto di eccellenza in traumatologia e ortopedia”, scrive servile la stampa. E aggiunge questa impagabile espressione: “sarà in Italia la sua nuova vita”, l’Italia che li accoglie “a braccia aperte”, vanta il ministro degli esteri. Proprio quell’Italia che ha la sua sporca parte nell’assassinio della famiglia di Adam e di decine di migliaia di altri Adam gazawi e cisgiordani. E la cui massima eccellenza non è la traumatologia e l’ortopedia del Niguarda, ma la Leonardo.

L’oscena retorica umanitaria del governo e dei mass media in particolare serve a coprire il via libero dato dagli Stati Uniti e dall’UE al secondo tempo del genocidio concentrato ora su Gaza City. Lo si copre anche con prese di distanza solo verbali da ciò a cui si è dato via libera, per il timore che il nuovo bagno di sangue, programmato dal governo Netanyahu e dall’esercito in perfetta intesa, possa innescare proteste sociali pro-Palestina ancora più grandi e radicali di quelle avvenute finora. Il governo italiano non ha fatto nulla, né farà nulla per impedire realmente la nuova operazione sterminista, ma cerca di minimizzare i danni di immagine che potrebbe subìre. Stampa e Tv hanno il compito cruciale di distrarre l’attenzione della gente con le storie “umanitarie” sui “bravi italiani”, e normalizzare l’imminente grande massacro come cosa ormai decisa e inevitabile, contro cui non si può fare nulla.
Ed invece si può, e si deve! Ora!
L’appello da Gaza di Bisan Owda con cui apriamo lo “speciale Palestina” di oggi termina con queste parole:
“Il mio è un appello all’azione per mettere tutti i vostri sforzi in questi giorni, questa settimana, al massimo la prossima settimana. Domani è tardi, oggi è già tardi. (…) Permettere un’altra Nakba e centinaia di massacri non è solo il collasso di Gaza, è il collasso di tutto, del vostro mondo e del nostro mondo. Non deve accadere! Bloccate il mondo, occupate le strade, bloccate le ambasciate. Moltiplicate tutto quello che avete fatto finora per 10, per 100!“.