La circolare di Piantedosi contro gli ingressi nei CPR? Non facciamoci fregare! – Mai più Lager, No ai CPR

Riceviamo e volentieri rilanciamo questo post che denuncia una circolare di alcune settimane fa del ministro di polizia Piantedosi che prova a negare un diritto di accesso ai CPR tutelato, nonostante tutto, dalle leggi.

Questa prassi di governare la vita degli immigrati, e naturalmente anche la loro detenzione, con un “diritto” del tutto speciale, arbitrario, fatto di circolari e note alle circolari, intriso di razzismo di stato, è stata analizzata con acume da diversi studiosi, tra i quali vogliamo segnalare Iside Gjergji. (Red.)

Matteo questo vizietto ce l’ha.

Fin da quando, allorché era ancora solo Prefetto di Roma, cercò e riuscì ad impedire il sopralluogo che avevamo sollecitato, del sen. Gregorio De Falco con una collaboratrice esperta di CPR, nell’imminenza della morte di Wissem Abdel Latif, ucciso dallo Stato il 28 novembre 2021 all’ospedale San Camillo di Roma, dopo essere stato legato al letto per cinque giorni, proveniente dal CPR di Ponte Galeria.

Già allora il Prefetto Piantedosi aveva nei fatti dato ordini di impedire alla collaboratrice – il cui apporto era determinante – di entrare, con le stesse assurde motivazioni della nuova circolare del Ministero dell’Interno del 18 aprile 2025, che in questi giorni sta girando.

Nel frattempo, i testimoni dei riferiti pestaggi a danno di Wissem nelle ore precedenti il suo invio al San Camillo, potevano comodamente venire trasferiti ad un CPR del sud, uno di quelli dove non possono essere conservati i cellulari ed è impossibile comunicare con l’esterno.

Lo Stato non ha alcun interesse e nessuna intenzione di far trapelare quanto accade nei CPR, e la circolare in questione ne é l’ennesima riprova, questa volta messa nero su bianco.

L’effetto che vuole produrre è quello della dissuasione, della deterrenza, per scoraggiare gli ingressi nei centri di rimpatrio, che negli ultimi anni si stanno intensificando, dando molto fastidio. Solo noi, a seguito degli accessi effettuati – tutti mirati su situazioni specifiche che poi abbiamo denunciato -abbiamo depositato almeno 5 esposti dal 2021 ad oggi.

Ma è evidente che il collaboratore fisso di un parlamentare non può avere anche le necessarie competenze tecniche in materia di CPR. E’ indispensabile invece la presenza di chi conosca bene le regole della detenzione amministrativa e soprattutto abbia un filo diretto con i detenuti, per conoscere, già da prima, i peggiori segreti del centro e poterli “stanare” nel corso dell’accesso.

Ed è parimenti evidente che la prima regola di un accesso sano, dopo la regola “zero” dell’accesso a sorpresa senza preavviso, è quella di colloqui a tappeto con chi è detenuto, senza accontentarsi di “bersi” la versione del personale e le bugie delle carte degli uffici amministrativi.

La nuova (mica tanto) circolare pretende invece di impedire entrambe le cose.

💥Ma – veniamo al dunque – a che titolo una circolare del Ministero può fornire la propria (certo non disinteressata) interpretazione manipolatrice di quella che è una legge – quella sull’ordinamento penitenziario – posta a tutela degli ingressi della società civile in questi luoghi, che garantisce i diritti di cui sopra, per una ispezione piena ed efficace?

💥A nessun titolo!

Chi esegue accessi e vorrà continuare a farlo deve sapere di poter fermamente opporre che una circolare che il Ministero dell’Interno si è cucito da solo a proprio scudo non può derogare ad una legge del Parlamento; e vietare l’applicazione di quest’ultima col pretesto della prima costituisce un abuso di potere.

Non facciamoci quindi “fregare” dal processo, ormai in atto da anni, di progressiva erosione dei diritti da parte del potere esecutivo e di polizia. E’ un processo che va arginato a tutti i costi.

Si continui quindi con gli accessi ispettivi nella pienezza delle prerogative di parlamentar*, consiglier* e garant*, girando per tutti i luoghi più reconditi del centro, facendo domande, chiedendo copia dei dossier.

Ma si continui – però – , all’uscita, anche a denunciare quello che si è visto durante questi ultimi o che si è stati impediti di vedere. Sia nelle sedi giudiziarie sia pubblicamente.

Perché troppo spesso certi accessi, superficiali, poco coraggiosi, cerchiobottisti, quasi di routine, e magari anche preannunciati alle autorità, si risolvono in orripilanti giri turistici allo zoo, mere passerelle con finalità di vetrina elettorale, non solo inutili, ma molto spesso proprio dannosi per la Causa.

E anche su questo, ci si scusi la franchezza, gli attivisti che vi si prestano non devono “farsi fregare”, per il bene della Causa stessa.