La provocatoria ipocrisia dell’ONU che vota per lo “stato palestinese” accanto ad Israele, rigorosamente disarmato e governato da altri stati

Alla vigilia dell’operazione genocida “soluzione finale – bruciare e spianare Gaza City”, non poteva mancare la voce dell’ONU. Ed ecco, puntuale, è arrivata con l’approvazione della risoluzione predisposta da tempo dalla Francia di Macron (alla disperata ricerca di una ribalta perduta per sempre) e dall’Arabia Saudita di Bin Salman.

Risoluzione approvata, naturalmente, anche da alcuni tra i massimi sostenitori storici di Israele (tra cui l’Italia) che cercano ora di prendere, con estrema cautela, verbalmente, o – al massimo – con gesti puramente simbolici, le distanze dagli “eccessi” del governo Netanyahu per calmare le proprie piazze pro-Palestina e cercare di sottrarre un po’ di spazio agli Stati Uniti di Trump promotori dell’infame progetto “Gaza Resort” governato da Washington e Tel Aviv.

Non meno provocatorio, soltanto più ipocrita, è prospettare uno “stato di Palestina… sovrano e indipendente”, salvo che privo di armi, con l’obbligatoria resa della sua principale forza di resistenza, e amministrato da paesi terzi (imperialisti, s’intende) attraverso una “missione internazionale temporanea di stabilizzazione”. Questo detto dagli Stati che hanno consentito per decenni allo stato, all’esercito e ai coloni sionisti di rapinare al popolo palestinese la quasi totalità del suo territorio, a beneficio di uno stato coloniale, razzista, suprematista e – ormai è di dominio pubblico – sterminista.

Come credete abbiano votato i paesi Brics spacciati dai kampisti e dai “rosso”-bruni per alternativi, progressisti e pro-Palestina? Naturalmente hanno votato con la Francia colonialista di Macron e il regime reazionario dell’Arabia saudita, anche loro d’accordo a strozzare la resistenza palestinese e costringerla a consegnarsi ai collaborazionisti dell’ANP. Quando sostenemmo che questo era il reale contenuto degli “accordi” di Pechino, apriti cielo! Idealisti, estremisti, etc. etc. – ma la realtà era ed è esattamente questa!

Per drammatico che sia, e lo è, il popolo palestinese e la resistenza palestinese non hanno nessuno stato amico, tanto meno tra le grandi potenze del capitale, di Occidente o di Oriente che esse siano. Può contare soltanto sul moto internazionale di solidarietà delle classi sfruttate e oppresse. (Red.)

Qui di seguito la cronaca puntuale della provocatoria pagliacciata andata in scena all’ONU, fatta da L’Avvenire del 13 settembre.

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/onu-due-stati-senza-hamas

«Gaza è parte integrale di uno Stato palestinese e deve essere unificata con la Cisgiordania. Non dev’esserci occupazione, assedio, riduzione territoriale o spostamento forzato». È il passaggio chiave della Dichiarazione di New York, il documento varato a fine luglio dalla Conferenza Onu sulla soluzione dei due Stati, promossa da Francia e Arabia Saudita. Quel documento è stato fatto proprio ieri [12 settembre] al Palazzo di Vetro, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Messo ai voti per iniziativa di ventuno Paesi – tra cui gli europei Francia, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo e Spagna –, è stato approvato con 142 sì, 10 no e 12 astensioni. Hanno espresso voto contrario – oltre a Israele e Stati Uniti, di fatto isolati – anche Ungheria, Argentina, Paraguay, Micronesia, Tonga, Nauru, Palau e Papua Nuova Guinea. I 12 Paesi astenuti sono Albania, Camerun, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Ecuador, Etiopia, Fiji, Guatemala, Nord Macedonia, Moldova, Samoa e Sud Sudan. L’Italia si è pronunciata a favore, con il resto dell’Unione Europea.

Si tratta di un primo passo, sostanziale, verso la giornata del 22 settembre, quando l’80esima Assemblea – apertasi il 9 e che entrerà nel vivo il 23 con l’intervento del presidente americano Donald Trump – ospiterà la Conferenza sulla soluzione dei due Stati per la questione israelo-palestinese. In quell’occasione diversi Paesi dichiareranno di riconoscere la Palestina. Oltre alla Francia, l’hanno già annunciato, tra gli altri, Australia, Belgio, Canada, Finlandia, Malta, Portogallo e Regno Unito. Dei 193 membri dell’Onu, sono 147 quelli che già riconoscono la Palestina. Alla vigilia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che non esisterà mai uno Stato palestinese. Dopo il voto, Tel Aviv ha commentato: «Dichiarazione vergognosa, incoraggia Hamas». L’ambasciatore all’Onu, Danny Danon, ha attaccato: «Questa è una proposta vuota che ignora completamente la realtà. Questa è una dichiarazione unilaterale che abbraccia le menzogne dei nostri nemici e fornisce sostegno ad Hamas». In realtà, la Dichiarazione di New York si apre ribadendo la «condanna di tutti gli attacchi da qualunque parte contro i civili». «Condanniamo – si legge – gli attacchi perpetrati da Hamas contro i civili il 7 ottobre. Condanniamo anche quelli di Israele contro i civili a Gaza e le infrastrutture civili, l’assedio e la riduzione alla fame».

«L’Assemblea generale – si legge nel testo approvato all’Onu – esprime la sua profonda gratitudine a Francia e Arabia Saudita… per aver elaborato… la Dichiarazione di New York sulla risoluzione pacifica della questione della Palestina e l’implementazione della soluzione dei due Stati» e «sottoscrive tale Dichiarazione».

Se il testo approvato ieri è molto stringato, è alla Dichiarazione di New York che bisogna guardare. Vi si legge che «nel contesto della fine della guerra a Gaza, Hamas deve cessare di esercitare il proprio potere sulla Striscia di Gaza e consegnare le armi all’Autorità palestinese, con il sostegno e la collaborazione della comunità internazionale, conformemente all’obiettivo di uno Stato di Palestina sovrano e indipendente». Il documento invoca inoltre la «fine della guerra a Gaza» e una «soluzione giusta, pacifica e duratura del conflitto israelo-palestinese, basata su una reale attuazione della soluzione dei due Stati».

Per il dopoguerra, si menziona il dispiegamento a Gaza di una «missione internazionale temporanea di stabilizzazione» sotto mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Lo stesso Consiglio, giovedì sera, ha espresso «sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Qatar», pur senza nominare il raid israeliano di lunedì su Doha [!!], aggiungendo che «il rilascio degli ostaggi, compresi quelli uccisi da Hamas, e la fine della guerra e delle sofferenze a Gaza devono rimanere la nostra massima priorità».