
Questa è la presa di posizione comune redatta, in vista del secondo anniversario del 7 ottobre e della risposta genocidaria dello stato sionista, dal coordinamento delle organizzazioni internazionaliste che hanno promosso la Conferenza di Napoli del 14-15 giugno scorso – il Partito Obrero (dell’Argentina), la Tendenza internazionalista rivoluzionaria (Italia), Liberazione comunista (Grecia) e il Partito socialista dei lavoratori (Turchia).
Dichiarazione internazionale sul secondo anniversario del genocidio sionista contro il popolo palestinese
La sconfitta della barbarie sionista a Gaza è una necessità urgente per i lavoratori del mondo
Le immagini orribili che provengono giorno dopo giorno da Gaza e dalla Palestina occupata mostrano senza ombra di dubbio la natura genocida delle azioni di Israele. Il suo obiettivo, con l’indispensabile collaborazione dell’imperialismo statunitense e dell’Unione Europea, è quello di cancellare l’eroico popolo palestinese dalla mappa geografica e di impossessarsi dei suoi territori.
Il recente ordine di sfollare un milione di palestinesi dalla città in rovina di Gaza è una nuova marcia della morte pianificata dai carnefici Netanyahu, Ben Gvir e da tutto il loro regime corrotto e disumano. Allo stesso tempo, con l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, l’obiettivo dichiarato è la sua definitiva integrazione nello stato di Israele, la creazione di condizioni che rendano impossibile persino l’esistenza di enclave palestinesi autonome, con un’escalation di azioni di pulizia etnica anche lì. La carestia pianificata, le demolizioni e i bombardamenti, i tagli all’acqua e all’elettricità, gli omicidi e le mutilazioni di decine di migliaia di bambini – in breve, le atrocità di ogni genere commesse dalle IDF non possono rimanere impunite.
Nonostante il genocidio, però, la resistenza è viva e continua a rappresentare un ostacolo insormontabile per Israele. La crescente necessità del governo sionista di ricorrere a misure di emergenza, inclusa la possibilità di una mobilitazione militare generale della popolazione civile, è sempre più evidente, e indica un conflitto impantanato e non facile da vincere. Le proteste in Israele stanno iniziando a superare la censura e la repressione interna.
Si sono svolte manifestazioni di massa, che esprimono un forte malcontento nei confronti del governo. Migliaia di cittadini ebrei si stanno organizzando in Israele e in tutto il mondo per affermare che il genocidio non verrà perpetrato in loro nome. Nel frattempo, la popolazione della Cisgiordania resiste ai nuovi attacchi israeliani e alla barbarie dei coloni.
Non c’è dubbio: il genocidio contro il popolo palestinese fa parte di una riprogettazione del Medio Oriente. Gli Stati Uniti sotto l’amministrazione Trump, come sotto quella di Biden in precedenza, vogliono ridisegnare i confini con i loro pugnali. Non per dare autonomia ai popoli, ma per sottometterli in conformità con questa nuova divisione. Gli Stati Uniti e Israele (indipendentemente da presidenti e governi) stanno perseguendo l’instaurazione del “Nuovo Medio Oriente”, che presuppone il riconoscimento dello Stato sionista da parte dei paesi arabi e la promozione di un corridoio economico India-Golfo-Israele-Europa come contrappeso alla “Via della Seta” cinese, che ha l’Iran come anello chiave nella regione.
Le azioni di Israele sarebbero impensabili senza il forte sostegno delle bombe e dei dollari statunitensi e di quelli dei suoi partner dell’Unione Europea. La differenziazione di alcuni governi europei è più legata al tentativo dell’UE (con contraddizioni interne, ovviamente) di rivitalizzare il proprio ruolo sulla scena internazionale, in un’era di preparativi di guerra globali.
La posizione dei paesi BRICS confuta l’analisi secondo cui un “mondo multipolare” contribuirà alla liberazione del popolo palestinese e dei popoli oppressi in generale. All’ultimo vertice dei BRICS, il termine genocidio non è stato utilizzato e i paesi membri non solo non hanno adottato alcuna misura contro Israele, ma continuano a mantenere le loro relazioni economiche e commerciali, incluso il commercio di armi, tutto come di consueto. In particolare, la Cina è il maggiore importatore di Israele e si colloca al secondo posto con esportazioni per 19 miliardi di dollari nel 2024. La Russia ha avuto transazioni commerciali con Israele per circa 4 miliardi di dollari nel 2024. Ad eccezione del Sudafrica, i paesi BRICS non hanno adottato alcuna misura diplomatica contro Israele, nemmeno di carattere simbolico.
Il Qatar, recentemente attaccato da Israele, si aggiunge alla lista dei paesi che hanno subito bombardamenti sionisti: Yemen, Iran, Siria, Libano, Iraq, Giordania, Egitto, Tunisia, Palestina. La richiesta di un’alleanza difensiva, che avrebbe la Turchia – membro della NATO – come uno dei suoi leader, dovrebbe essere vista come parte delle proposte e delle divisioni sulla ridiscussione del Medio Oriente, e non certo come un’alleanza contro l’imperialismo e il colonialismo nei territori palestinesi.
Questo blocco insiste sulla soluzione dei “due stati”, un tentativo che si scontra, oggi più che mai, con la realtà. In prospettiva, implica l’ambizione delle potenze regionali di intromettersi a Gaza, attraverso un accordo con il sionismo e l’imperialismo.
Ma la continuità dell’esistenza dello stato di Israele è incompatibile con la liberazione del popolo palestinese sia con una pace duratura. Lo Stato sionista genocida deve essere smantellato pietra su pietra. È necessario disarmare il suo esercito, i suoi coloni armati, la sua segregazione razziale, le sue prigioni, i suoi muri e l’apparato di saccheggio delle risorse e di profitto capitalista che, in alleanza con l’imperialismo occidentale, lo sostiene. E, non meno importante, si deve applicare il diritto al ritorno per i milioni di persone espulse da Israele. Un’unica Palestina, laica e socialista, nel quadro di più ampi cambiamenti rivoluzionari nella regione, legata a una comune lotta anticapitalista e socialista dei lavoratori arabi ed ebrei per sostituire l’attuale Stato di Israele e rovesciare monarchi e regimi reazionari.
Il vasto movimento di solidarietà con la Palestina, che abbraccia tutti i continenti e tutti i confini, sta guadagnando slancio e inizia a invertire la tendenza: il sostegno popolare è sempre più dalla parte del popolo palestinese e della denuncia del genocidio.
Azioni come la flottiglia umanitaria, la carovana verso Gaza, le proteste nei resort greci e le dichiarazioni di personalità della cultura dimostrano la portata e l’accettazione che questa causa ha suscitato.
Pertanto, dobbiamo notare il riposizionamento di vari governi, come il recente caso dello Stato spagnolo, che hanno rilasciato dichiarazioni contro il genocidio ma, per il momento, senza tradurle in azioni concrete. Ci troviamo di fronte a una tattica ingannevole, tipica dei governi capitalisti, che cerca di ingraziarsi la crescente ondata popolare [per la Palestina] senza compromettere gli interessi economici dei capitalisti. Nel frattempo, continuano le incursioni di massa contro le manifestazioni a sostegno della Palestina in paesi in cui l’estrema destra e i neonazisti si esprimono liberamente, come Germania e Regno Unito. Il movimento di solidarietà globale che chiede un cessate il fuoco e la fine del genocidio è eterogeneo e contraddittorio. Tuttavia, l’obiettivo della liberazione della Palestina, come quello di tutti i popoli, può essere raggiunto solo attraverso una strategia chiara, anticapitalista e antimperialista. I “fronti democratici” con le forze politiche borghesi sono tanto inutili e dannosi per la Palestina quanto lo sono per la lotta al fascismo. Lottiamo contro il massacro sionista insieme a tutti coloro che lo desiderano, senza però fare concessioni politiche alle forze politiche che hanno condannato la “violenza della resistenza palestinese” prendendo inizialmente le stesse distanze e riproducendo la narrazione della resistenza come “terrorismo”.
È necessario attuare e richiedere misure forti, a partire dalla rottura di ogni legame con Israele. Ciò include sia la fornitura di equipaggiamento militare che il supporto economico e tecnologico. È falso che Israele presenti un volto genocida e un altro “difensivo”, come ha affermato la deputata statunitense Alexandra Ocasio-Cortez dei Socialisti Democratici d’America (DSA) votando a favore degli aiuti militari allo Stato sionista. Pertanto, le reazioni dei lavoratori al genocidio devono essere particolarmente apprezzate: bloccare porti, trasporti e produzione di beni o servizi destinati allo Stato genocida. Denunciare e contrastare i bilanci di guerra e i preparativi di guerra nei nostri Paesi. Manifestare contro le basi militari della NATO, degli Stati Uniti e di altri Paesi. Abbasso i governi che gettano i popoli nella guerra e nella fame!
La lotta contro il genocidio e il sostegno all’eroica resistenza palestinese sono una questione urgente per tutta l’umanità lavoratrice. Dobbiamo mettere sul banco degli imputati i responsabili di questa oppressione: il capitalismo e i suoi governi, la divisione imperialista del mondo. Questo movimento è anche un seme di solidarietà internazionale tra lavoratori e popoli oppressi. La causa palestinese sta riattivando lotte e rivendicazioni in ogni paese. Ecco perché i governi la temono e la reprimono. Sventoliamo alta la bandiera palestinese. La vittoria del popolo palestinese sarà un passo verso l’emancipazione dei lavoratori e verso il socialismo. La svolta bellica totale del capitalismo richiede passi decisivi per una nuova risposta rivoluzionaria, per una forte sinistra internazionalista e anticapitalista e per un movimento operaio capace di lottare contro la guerra, con indipendenza politica dai blocchi capitalisti rivali e dalle classi borghesi. Perché nessuna parte del mondo sarà veramente libera senza una PALESTINA LIBERA!
Fine immediata del genocidio e dell’affamamento del popolo palestinese!
Ritiro immediato e incondizionato delle truppe e dei coloni sionisti da Gaza e dalla Cisgiordania!
No alla deportazione del popolo di Gaza!
Fermate la macchina sionista di distruzione e morte, i suoi protettori e complici!
Sostegno alla lotta per la liberazione delle masse oppresse della Palestina contro il colonialismo sionista-occidentale!
Palestina libera dal fiume al mare!
Per uno stato unico, laico, democratico e sovrano per l’intera Palestina, aperto a tutti senza discriminazioni di religione o razza.
Per un’unione socialista dei popoli del Medio Oriente, libera dal dominio imperialista e dal capitalismo!
Lavoratori e oppressi di tutto il mondo, unitevi!
International declaration on the 2nd anniversary of the Zionist genocide against the Palestinian people
The defeat of Zionist barbarism in Gaza is an urgent necessity for the workers of the world
The horrific images circulating day after day from Gaza and occupied Palestine show beyond all doubt the genocidal nature of Israel’s actions. Its aim, with the indispensable collaboration of US and UE imperialism, is to wipe the heroic Palestinian people off the map and take over their territories.
The recent order to displace one million Palestinians from the ruined city of Gaza is a new death march planned by the butchers Netanyahu, Ben Gvir, and their entire rotten and inhumane regime. At the same time, with the expansion of settlements in the West Bank, the declared goal is its definitive integration, the creation of conditions that will make even the viability of autonomous Palestinian enclaves impossible, with escalating ethnic cleansing actions there as well. The planned famine, the demolitions and bombings, the water and electricity cuts, the murders and mutilations of tens of thousands of children—in short, the atrocities of all kinds committed by the IDF cannot go unpunished.
Despite the genocide, resistance is alive and continues to be an insurmountable obstacle for Israel. The Zionist government’s growing need to resort to emergency measures, including the possiblity of a general military mobilization of the civilian population, is increasingly apparent, indicating a conflict that is bogged down and will not be easily won.
Protests in Israel are beginning to break through internal censorship and repression. Mass demonstrations have taken place, expressing strong discontent with the government. Thousands of Jewish citizens are organizing in Israel and around the world to say that genocide will not be carried out in their name. Meanwhile, the population of the West Bank is resisting new Israeli attacks and the barbarism of the settlers.
There is no doubt that the genocide against the Palestinian people is part of a redesign of the Middle East. The United States under the Trump administration, like Biden before them, want to carve up borders with their daggers. Not to give autonomy to the peoples, but to subjugate them in accordance with this new division.The US and Israel (regardless of presidents and governments) are pursuing the “New Middle East”, that presupposes the recognition of the Zionist state by the Arab countries and the promotion of an India-Gulf-Israel-Europe economic corridor as a counterweight to the Chinese “Silk Road”, which has Iran as a key link in the region.
Israel’s actions would be unthinkable without the strong support of US bombs and dollars and those of its European Union partners. The differentiation of some European governments is more related to the EU’s attempt (with internal contradictions of course) to revitalize its role on the international stage, in an era of global war preparations.
The stance of the BRICS countries refutes the analysis that a “multipolar world” will help the liberation of Palestinian people and oppressed peoples in general. At the last BRICS Summit, the term genocide was not used and the member countries have not only not taken any measures against Israel, but are continuing their economic and trade relations, including arms trade, as normal. Specifically, China is Israel’s largest importer as a country and comes in 2nd with exports of $19 billion in 2024. Russia had trade transactions with Israel of around $4 billion in 2024. With the exception of South Africa, the BRICS countries have not taken any diplomatic measures, not even symbolically.
Qatar, recently attacked by Israel, joins the list of countries that have suffered Zionist bombing: Yemen, Iran, Syria, Lebanon, Iraq, Jordan, Egypt, Tunisia, Palestine. The call for a defensive alliance, which would have Turkey— a NATO member — as one of its leaders, should be seen as part of the bidding and divisions over the rediscussion of the Middle East. And not as an alliance against imperialism and colonialism in the Palestinian territories.
This bloc insists on a “two-state” solution, an attempt that clashes, today more than ever, with reality. Put into perspective, it implies the ambition of regional powers to meddle in Gaza, through an agreement with Zionism and imperialism.
But the continuity of the state of Israel is incompatible with both the liberation of the Palestinian people and lasting peace. The genocidal Zionist state must be dismantled stone by stone. It is necessary to disarm its army, its armed settlers, its racial segregation, its prisons, its walls, and the apparatus of resource plunder and capitalist profit that, in alliance with Western imperialism, sustains it. And, no less importantly, to apply the right of return for the millions expelled by Israel. Only a single, secular, and socialist Palestine, within the framework of broader revolutionary changes in the region, linked to a common anti-capitalist, socialist struggle of Arab and Jewish workers to replace the current state of Israel and overthrow monarchies and reactionary regimes.
The vast movement of solidarity with Palestine, which spans all continents and borders, is gaining momentum and beginning to reverse trends: popular support is increasingly on the side of the Palestinian people and the denunciation of genocide.
Actions such as the humanitarian flotilla, the caravan to Gaza, the protests in Greek resorts, and the statements by cultural figures illustrate the massiveness and acceptance that this cause has attracted.
Therefore, we must note the repositioning of various governments, such as the recent case of the Spanish state, which have made statements against genocide but, for the moment, without translating them into concrete actions. We are faced with a deceitful tactic, typical of capitalist governments, which seeks to curry favor with a rising popular wave without compromising the economic interests of the capitalists. Meanwhile, mass raids against demonstrations in support of Palestine continue in countries where the far right and neo-Nazis express themselves freely, such as Germany and the United Kingdom. The global solidarity movement calling for a ceasefire and an end to the genocide is heterogenous and contradictory. However, the objective of Palestine liberation, as that of all peoples, can only be achieved through a clear, anticapitalist and antimperialist strategy. “Democratic fronts” with the bourgeois political forces are as useless and harmful for Palestine as they are for fighting fascism. We struggle against the Zionist massacre together with all those willing, while making no political concessiones to political forces that condemned the “violence of the Palestinian resistance” by initially taking equal distances that reproduced the narrative of resistance as “terrorism”.
It is necessary to implement and demand strong measures, starting with breaking all ties with Israel. This includes the provision of military equipment, but also economic and technological support. It is false that Israel presents one genocidal face and another “defensive” one, as U.S. Congresswoman Alexandra Ocasio-Cortez of the Democratic Socialists of America (DSA) said when voting in favor of military aid to the Zionist state. Therefore, workers’ reactions to genocide must be especially valued: blocking ports, transport, and the production of goods or services destined for the genocidal state. Denouncing and combating war budgets and preparations for war in our own countries. Demonstrating against NATO, US, and other military bases. Down with governments that plunge the people into war and hunger.
The struggle against genocide and support for the heroic Palestinian resistance is an urgent matter for all working humanity. We must put on the bench of the accused those responsible for this oppression: capitalism and its governments, the imperialist division of the world. This movement is also a seed of international solidarity among workers and oppressed peoples. The Palestinian cause is reactivating struggles and demands in every country. That is why governments fear and repress it. Let us wave the Palestinian flag high. Their victory will be a step towards the emancipation of workers and towards socialism. The total war turn of capitalism requires decisive steps for a new revolutionary response, for a strong internationalist anti-capitalist Left and a labor movement with an anti-war struggle, with political independence against the rival capitalist blocs and the bourgeois classes. Because, no part of the earth will be truly free, without FREE PALESTINE!
Immediate end to the genocide and starvation of the Palestinian people!
Immediate and unconditional withdrawal of Zionist troops and settlers from Gaza and the West Bank!
No to the deportation of the people of Gaza!
Stop the Zionist machine of destruction and death, its protectors and accomplices!
Stand with the struggle for liberation of the oppressed masses of Palestine against Zionist-Western colonialism!
Free Palestine from the river to the sea!
For a single, secular, democratic, and sovereign state for all of Palestine, open to all without discrimination based on religion or race.
For a socialist union of the peoples of the Middle East free from imperialist domination and capitalism!
Workers and oppressed of the world, unite!