
Ricostruiamo in breve i fatti.
Il 19 (*) e il 26 settembre, presso la Corte d’Assise di L’Aquila, si terranno le udienze decisive nel processo ad Anan, Ali e Mansour, palestinesi accusati di proselitismo e finanziamento del “terrorismo”, cioè delle forze della resistenza palestinese che si battono contro lo stato realmente terrorista (o è ancora da provare?) di Israele.
Anan Yaeesh – che dal 2017 vive in Italia, e ha fatto parte della Resistenza palestinese – venne arrestato su richiesta di Israele a inizio 2024: la Corte d’Appello negò l’estradizione, riconoscendo che, se condotto in Israele, egli rischierebbe “trattamenti inumani e degradanti”, quelli inferti di norma, come regola di civiltà sionista, alle migliaia di prigionieri palestinesi.
La procura di L’Aquila apre, però, un procedimento in Italia, disponendo l’arresto di altri due palestinesi, Irar e Doghmosh, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale. L’amicizia tra i tre imputati sembra essere la sola “prova” alla base dell’ipotesi di associazione, tant’è che Ali Irar e Mansour Doghmosh, dopo 6 mesi di carcere, sono stati rilasciati in quanto la Corte di cassazione ha deciso di annullare la misura cautelare a loro carico.
Il procedimento per i tre palestinesi, comunque, sta andando avanti, con una serie fitta di udienze che rivelano la natura squisitamente politica del processo e la collusione/complicità, politica ed economica oltre che giudiziaria, dello stato italiano con quello sionista.
Non possiamo che essere d’accordo con uno dei legali di Anan, l’avvocato Flavio Rossi Albertini quando afferma: “se una condanna dovesse arrivare, sarebbe una condanna politica. Nessuno è stato in grado di spiegare in che modo le azioni di cui si parla andrebbero oltre il legittimo diritto alla resistenza in un contesto bellico. Se invece si fosse coerenti con ciò che è emerso dall’istruttoria, non ci sarebbe che da assolvere gli imputati, chiedendo scusa per avergli fatto perdere un anno di vita”.
Nel ribadire la nostra completa ed incondizionata vicinanza e solidarietà a questi tre militanti palestinesi, ci piace riprendere alcune parole della dichiarazione rilasciata da Anan Yaeesh durante l’udienza del 2 aprile:
“Oggi sono vostro prigioniero, ma se non verrò giudicato equamente dai vostri tribunali, e non lo sarò, perché avete più paura di Israele, otterrò comunque la mia libertà, che il tempo sia lungo o breve. La Palestina sconfiggerà l’occupazione e otterrà anche la sua libertà. Se un popolo desidera vivere, la vita sarà il suo destino”
*Ci arriva ora la notizia di un possibile rinvio dell’udienza del 19, per cui invitiamo a restare aggiornati tramite la pagina Instagram ” free_anan”
