La provocatoria ipocrisia dell’ONU che vota per lo “stato palestinese” accanto ad Israele, rigorosamente disarmato e governato da altri stati

Alla vigilia dell’operazione genocida “soluzione finale – bruciare e spianare Gaza City”, non poteva mancare la voce dell’ONU. Ed ecco, puntuale, è arrivata con l’approvazione della risoluzione predisposta da tempo dalla Francia di Macron (alla disperata ricerca di una ribalta perduta per sempre) e dall’Arabia Saudita di Bin Salman. Risoluzione approvata, naturalmente, anche da alcuni tra i massimi sostenitori storici di Israele (tra cui l’Italia) che cercano ora di prendere,

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No a qualsiasi strumentalizzazione politica o elettorale della lotta del popolo palestinese – GPI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa nettissima presa di posizione dei GPI (Giovani palestinesi d’Italia) su quanto accaduto giovedì scorso a Bologna, ovvero sulla pretesa di una giunta PD ad indirizzo filo-sionista di parlare ad una manifestazione “per Gaza” e per la Palestina – una pretesa giudicata dai GPI, giustamente, inammissibile. Ma il problema non è locale, bolognese: è generale, dal momento che il PD, oltre a avere al proprio interno una componente

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Gaza: il genocidio prosegue, ma la Resistenza palestinese tiene

Per quanto mostruoso sia, una riunione di tre giorni fa alla Casa Bianca ha confermato il piano Trump/Kushner/Blair di trasformare la striscia di Gaza in un hub commerciale (in realtà dietro c’è il progetto del canale Ben Gurion) e in un resort per vacanze di lusso – l’osceno video messo in circolazione tempo fa dagli Stati Uniti non era un fake. Per quanto mostruoso sia, il governo Netanyahu ha deliberato,

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Macron e Meloni: le ipocrisie lorde di sangue palestinese

Il presidente francese Macron annuncia che a settembre (dopo il conteggio di qualche altre migliaia di morti palestinesi) il suo governo riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina. Una entità praticamente sconosciuta, eccetto la cosiddetta “Autorità Nazionale Palestinese” (ANP) di Abu Mazen, l’involucro fantoccio e collaborazionista della Cisgiordania prostrato alle mire espansioniste del sionismo.  L’occasione del riconoscimento dovrebbe essere l’Assemblea Generale dell’ONU; quell’organismo internazionale nato nel ’45 per dirimere guerre e

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Gaza: la Cina batte un colpo, magistrale e cinico, su una montagna di morti palestinesi. Cosa vuole realmente?

Ci segnalano oggi, e naturalmente lo pubblichiamo (in coda a questo testo), un comunicato del ministro degli esteri della Cina Wang Yi, in data 17 maggio, nel quale si chiede l’immediata fine del massacro in corso a Gaza. E’ una dichiarazione diplomatica redatta in una forma solenne, che chiama in causa (addirittura) “la coscienza morale dell’intera umanità”, il “debito morale verso la storia”, il “diritto internazionale umanitario”, e quant’altro. Dichiarazioni di simile

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Verso la due giorni di lotta del 29-30 novembre: il nostro punto di vista – Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Laboratorio politico Iskra

La tendenza alla guerra è sempre meno una tendenza e sempre più una realtà concreta. A 1000 giorni dall’inizio della guerra in Ucraina e a più di un anno dall’acuirsi del genocidio in Palestina, l’elezione di Trump ha portato una nuova accelerazione su più fronti alla scala globale. Proprio in questi giorni, la Russia ha testato nuove tecnologie missilistiche in risposta all’utilizzo di armi Nato sul suolo russo. Contemporaneamente, viene

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Il colpo grosso di Netanyahu nel nuovo quadro sociale israeliano

Il 17 marzo si voterà in Israele, il terzo mandato di Netanyahu è infatti arrivato al capolinea e il premier è convinto di potersene garantire un quarto con alleati più affidabili. Secondo un sondaggio del Jerusalem Post, invece, altri politici, meno legati a ricette del passato sarebbero preferiti dall’elettorato, come Moshe Kahlon o Gideon Saar, entrambi transfughi del Likud, lo stesso partito di Netanyahu. Kahlon, 54 anni, figlio di immigrati

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La tregua armata fra Israele e Hamas

La decisione del governo israeliano, comunicata il 29 agosto, di impadronirsi di 990 acri di terra palestinese a Gvaot, presso Betlemme, in West Bank conferma il target ultimo dell’aggressione israeliana a Gaza non è Gaza, ma la Cisgiordania. Il rapimento e l’uccisione dei tre studenti israeliani diventa per il ministro dell’economia Naftali Bennett la giustificazione dell’esproprio. Gvaot era stata occupata come presidio militare nel 1984, poi assegnata a 16 famiglie

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Fatah e Hamas. Una tardiva riconciliazione che unisce due debolezze

Il nuovo accordo fra le due frazioni palestinesi non unisce i due tronconi di una resistenza popolare diffusa e radicata, ma interrompe – o per lo meno sospende – uno scontro fra due dirigenze mercenarie, deboli e screditate, che non rappresentano un popolo ma al più una borghesia strettamente integrata col “nemico” – o meglio, col socio d’affari – sionista. Quello del 23 aprile 2014 è l’ennesimo tentativo di riconciliazione

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