Italiani, brava gente – e il loro contributo “umanitario” al nuovo massacro di palestinesi a Gaza

Negli ultimi giorni i governanti e i mass media italiani sembrano essere stati folgorati da un’improvvisa passione “umanitaria” per i palestinesi di Gaza. Crosetto, il boss dell’industria bellica italiana grande fornitrice di armi di sterminio ad Israele, dissente dal piano annunciato da Netanyahu di radere al suolo senza lasciare pietra su pietra quel che è ancora in piedi di Gaza City, e sterminare – in nome della lotta ai “terroristi”

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L’Unione Europea: sanzioni a Israele? No, assolutamente, e perché mai? Vediamo “segnali positivi”…

Quando hai detto Unione europea, e poi ci aggiungi Kaja Kallas, hai detto tutto. Da queste fonti puoi aspettarti ogni genere di menzogna, l’occultamento di qualsiasi crimine. L’ultima prova è data dall’esito dell’ennesima riunione in cui il 15 luglio i ministri degli esteri dei 27 paesi hanno discusso (o fatto finta di discutere?) dell’ipotesi di sospendere provvisoriamente l’accordo di associazione con Israele. Niente di niente, ovviamente! Perfino la più istituzionale,

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Gideon Levy (Haaretz): Trump è una grande benedizione per Netanyahu. Non vedo nessuna fine della guerra.

Giacomo Donis ci ha segnalato questa intervista di Gideon Levy ad al Jazeera. Gideon Levy è uno dei rarissimi giornalisti onesti rimasti in Israele. In questa intervista non fa sconti ai propri connazionali, né a quelli al potere, né ai comuni cittadini – la quasi totalità – del tutto indifferenti, e spesso esultanti, davanti al genocidio di palestinesi in corso da 21 mesi. Levy ribadisce una verità incontestabile: non è il

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Elezioni israeliane: nulla di fatto?

Dopo il precedente articolo sulle elezioni israeliane, pubblichiamo un bilancio dei risultati. Sono state elezioni combattute all’ultimo voto, la durezza dello scontro si vede dal tasso di partecipazione al voto (71,8%), la più alta dal 1999, cinque punti in più rispetto al 2013. In particolare la partecipazione degli arabi al voto è passata dal 56,5% del 2013 al 70,1% (provocando uno sprezzante commento da parte di Netanyahu “stanno andando a

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Il colpo grosso di Netanyahu nel nuovo quadro sociale israeliano

Il 17 marzo si voterà in Israele, il terzo mandato di Netanyahu è infatti arrivato al capolinea e il premier è convinto di potersene garantire un quarto con alleati più affidabili. Secondo un sondaggio del Jerusalem Post, invece, altri politici, meno legati a ricette del passato sarebbero preferiti dall’elettorato, come Moshe Kahlon o Gideon Saar, entrambi transfughi del Likud, lo stesso partito di Netanyahu. Kahlon, 54 anni, figlio di immigrati

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