Tanto tuonò che piovve (sullo sciopero di venerdì 19 della CGIL)

È proprio il caso di riconoscere che i fatti hanno la testa dura e, dai e dai, scavano la roccia anche più dura.

Finalmente, dopo due anni che è in corso un massacro di Palestinesi senza precedenti, anche il segretario della CGIL Landini “scopre” quello che sapevano e dicevano da tempo anche i funzionari dell’ONU: a Gaza è in atto un genocidio!

Di questo genocidio sono interamente complici lo Stato italiano, il governo italiano, l’industria italiana che rifornisce di armi la macchina di distruzione e di morte sionista (a cominciare da Leonardo), il parlamento italiano, che non ha preso alcuna misura contro Israele, i mass media.

Come rivoluzionari internazionalisti, questa denuncia la facciamo da quasi due anni, insieme ad un articolato movimento che, da posizioni anche non coincidenti con le nostre, si è schierato (almeno in una sua parte significativa) senza-se-e-senza-ma a sostegno incondizionato del popolo e della resistenza palestinese, contro l’opera sterminista del governo israeliano, ben sapendo che essa non è altro che la continuazione del colonialismo, della pulizia etnica, dell’apartheid da cui è nato lo Stato sionista. Il popolo palestinese è infatti oppresso e martirizzato da oltre un secolo dal colonialismo e dal terrorismo di stato israeliano e occidentale.

Nessuno più di noi legge come un fatto estremamente positivo che la denuncia e la lotta contro questi orrori – che con l’irruzione dell’IDF a Gaza City si muovono verso la “soluzione finale” del popolo palestinese – si estendano oggi ben oltre i confini del movimento che da due anni si batte sulle piazze. Siamo quindi ben contenti che venerdì le lavoratrici e i lavoratori della CGIL scendano in piazza per Gaza e per fermare il genocidio. ERA ORA!

La prima cosa che ci auguriamo, quindi, è che tale sciopero sia vero, partecipato, non fatto tanto per marcare il cartellino, uno sciopero in cui vanno invitati e coinvolti anche gli altri lavoratori non iscritti al sindacato, perché non sia un’iniziativa di bandiera, ma un aiuto, dato con terribile ritardo, alle masse lavoratrici della Palestina, ai nostri fratelli e sorelle di classe, a cui siamo uniti dallo stesso destino.

Solo estendendo la lotta in ogni direzione, coinvolgendo la massa dei proletari, dei giovani senza prospettive, dei precari, degli studenti, solo mettendo in campo vere iniziative di blocco della logistica “civile” e di guerra, bloccando i porti, le merci e ogni aspetto della “vita ordinaria” nei nostri territori possiamo imporre lo stop alle armi a Israele, il boicottaggio di ogni suo interesse economico, accademico, tecnologico, la fine degli accordi di cooperazione e, attraverso tutto questo, la fine del genocidio e della pulizia etnica.

Per questo, alle lavoratrici e ai lavoratori CGIL che venerdì scenderanno in sciopero animati da sincera volontà di mettere fine all’orrore di Gaza diciamo: pensate sia questa la prospettiva del vostro sindacato? Pensate davvero che la CGIL voglia dichiarare guerra ai padroni che lucrano miliardi di profitti sulla pelle dei proletari commerciando con Israele e rompere con le “nostre” istituzioni che da sempre appoggiano il regime sionista?

La piattaforma dello sciopero di venerdì fa appello, non a caso, ai governi perché agiscano e si arrivi ad una “conferenza di pace” sotto l’egida dell’ONU. Non occorre essere esperti di geopolitica per capire che tale prospettiva è una lugubre presa in giro. L’ONU è in mano alle grandi potenze e nessuna di esse ha interesse a fermare Israele (non è mai avvenuto in quasi 80 anni). Se alcuni Stati europei balbettano oggi parole di “dissenso” dal governo Netanyahu e “riconoscono la Palestina”, ciò avviene solo per aprirsi uno spazio di manovra in Medio Oriente in concorrenza con gli USA.

La Palestina esisterà solo quando sarà libera dal sionismo dal fiume al mare! E cioè quando lo stato colonialista di Israele sarà stato interamente demolito, pezzo dopo pezzo.

La prospettiva dei “due popoli, due Stati”, che già a suo tempo avrebbe rappresentato la legittimazione dell’occupazione coloniale israeliana, è oggi materialmente impossibile, grazie all’appoggio USA al regime sionista, ma anche grazie alla totale complicità dell’Italia, dell’Europa, degli Stati arabi e al silenzio anch’esso complice dei BRICS, tutti impegnati a “ipotizzare” un futuro Stato palestinese a patto che oggi si liquidi definitivamente la resistenza palestinese.

Ed allora diciamo idealmente a chi sarà in piazza venerdì sotto le bandiere della CGIL: lavoratrici e lavoratori, battete un colpo, ma che sia forte e chiaro, che rivendichi l’appoggio incondizionato alla causa della liberazione nazionale e sociale del popolo palestinese! Mettete sul banco degli accusati la UE, il governo italiano, i padroni italiani, ma anche le direzioni complici delle organizzazioni sindacali confederali, che si sono accorte del genocidio a Gaza con 200.000 morti e feriti di ritardo.

E se credete che la lotta contro il genocidio sia indispensabile, imponete alla CGIL di passare dalle parole ai fatti: se essa è contro l’invio delle armi ad Israele, la FILT blocchi tutte le navi dirette a Israele, a partire da Genova, senza sperare che sia il governo a farlo (che non lo farà mai).

I Palestinesi non hanno amici nei governi, nelle istituzioni, negli organismi sovrannazionali. L’aiuto alla causa della loro liberazione può venire solo dal proletariato di tutti i paesi.

Basta ipocrisie e complicità! O con la resistenza palestinese o con i signori del genocidio.