Trump, capofila della militarizzazione

l presidente statunitense Donald Trump ambisce decisamente a passare alla storia come il fautore della “pace” (?) tra Russia e Ucraina. Il vertice in Alaska di ferragosto potrà dirci qualcosa di più in proposito, ma già ci dice abbastanza il ruolo di aperto guerrafondaio sionista sostenuto dallo stesso Trump nel genocidio di Gaza.

Per il momento il Tycoon si accontenta di implementare una diffusa militarizzazione all’interno degli USA, cavalcando il cavallo di battaglia della Destra mondiale: legge e ordine, lotta all’immigrazione, militarizzazione della società come soluzione di tutti i problemi politici e sociali.

E’ del 10 agosto la messa in “stato di emergenza” della città di Washington, la capitale.

Trump si è richiamato al “District of Columbia Home Rule Act”, una legge datata addirittura 1973 (mai usata dai suoi predecessori) in base alla quale il presidente può assumere la decisione di cui sopra e militarizzare la città, a fronte di “emergenze” di particolare gravità.

Quali sarebbero per Trump queste “emergenze”? In pratica l’imperversare, dice lui, di “gang di adolescenti criminali e di senzatetto che tengono in ostaggio i cittadini”, “deturpando la città e mettendo a rischio l’agibilità  dei nostri magnifici parchi”… I toni sono questi, sostenuti a piene mani dalla corte di politici-affaristi che gli stanno attorno.

Fa niente se Muriel Bowser, sindaca di Washington aderente al Partito Democratico, smentisce, dati alla mano, tale allarmismo. Fa niente se lo stesso Ufficio del procuratore generale segnala che il numero dei “crimini violenti” nella capitale nel 2023 sarebbe calato del 35% sull’anno precedente, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 30 anni.

Trump batte sul chiodo che Washington debba ritenersi una città più pericolosa di Bogotà e di Baghdad, in preda a “criminali assetati di sangue” ed a “folle di giovani selvaggi”.

Per cui si tratta di mobilitare circa 800 soldati della Guardia Nazionale e metterli a pattugliare le strade. Di impiegare poliziotti dell’FBI per le ronde notturne e, nel caso, di fare intervenire direttamente l’Esercito. Lo stesso trattamento sarebbe previsto anche per New York e Chicago, amministrate anch’esse dai democratici.

Il fatto rilevante è che in tale contesto – parole di Trump – “gli agenti potranno fare tutto quello che diavolo vogliono”.

Tra le varie misure “restrittive” sulla giustizia, Trump ha messo in cantiere la possibilità di far passare il processo ai minori alla stessa maniera delle persone in età adulta.

Cosa strana e mostruosa questa linea “punitiva” a 360° da parte di chi ha fatto assolvere tutti quei giannizzeri imbufaliti autori dell’assalto a Capitol Hill nel gennaio del 2021!

Misure draconiane, si diceva. In linea con quella sete di vendetta verso gli “emarginati” (non sacche di popolazione circoscritte, ma ormai la maggioranza del proletariato americano, soprattutto se immigrato) che sale anche da alcuni settori “profondi” (ex “garantiti”) di una società disarticolata, salassata, inacidita dalla decadenza della supremazia statunitense nel mondo. Una “sete” che, finché non si proietterà contro gli sfruttatori e l’intero sistema di dominio, non farà che alimentare il mostro di degrado e di violenza sociale sostenuto da quella borghesia imperialista di cui Trump è attualmente il sommo rappresentante.

Ed è esattamente contro questo pericolo che Trump appronta misure preventive di repressione a tabula rasa.

Le “folle di giovani selvaggi” assimilate ai “criminali assetati di sangue” non sono altro, in realtà, che quelle delle rivolte degli sfruttati della principale metropoli dell’imperialismo: ricca, opulenta, sfarzosa, “tecnologica” quanto allo stesso tempo violenta, spietata, selettiva, repressiva, inumana.

Le recenti radicali manifestazioni contro la politica di deportazione dell’amministrazione Trump, caratterizzate da una folta presenza di giovani immigrati e di donne, manifestazioni che da Los Angeles si sono irradiate in altre città, hanno già provocato l’intervento di reparti “speciali” come i marines. Sono esempi paradigmatici. Ci dicono anche del falso ruolo di “oppositori” svolto dai democratici americani: i quali si sono guardati bene dall’appoggiare le proteste di piazza, preferendo delegare a Trump il “lavoro sporco”.

Tale è il terreno su cui Trump prepara la sua battaglia, qualora le sue mosse “azzardate” sulla politica internazionale gli si ritorcessero contro, insieme alla politica economica di tagli alla spesa pubblica e di licenziamenti in corso proprio da parte delle Big Tech che lo attorniano. Non è tanto l’obiettivo di attaccare città amministrate dai “concorrenti” democratici a muoverlo, quanto il “sano” istinto sanguinario della classe che rappresenta, consapevole che negli sconvolgimenti sociali in arrivo, servirà il pugno di ferro anche all’interno degli Stati Uniti.

A questo corso politico di guerra e militarizzazione della società il proletariato statunitense deve opporre lotta, coscienza e organizzazione.