
La prima notizia da dare è, naturalmente, che Mimì e Angelo sono liberi, sebbene le imputazioni a loro carico nel processo che si terrà ad ottobre sono pesanti – tanto più che siamo nel regime della legge manganello (ex DDL 1660) fortemente voluta dal governo Meloni.
L’ha data da qualche ora il seguente comunicato del SI Cobas Napoli-Caserta-Salerno:
MIMÌ E ANGELO SONO LIBERI! – LA LOTTA NON SI ARRESTA, SI RILANCIA!
Le 24 ore appena trascorse sono state talmente intense da rendere impossibile una sintesi sommaria di tutto ciò che è accaduto. A breve usciremo con un comunicato ufficiale, nel quale verrà illustrato, spiegato ed analizzato ogni avvenimento.
Per ora ci limitiamo a comunicare e festeggiare la liberazione di Mimì e di Angelo dopo una giornata di arresto e un processo per direttissima tenutosi stamattina!
Gli arresti e le manganellate non ci fermeranno!
SI Cobas Napoli, Caserta, Salerno e Avellino.
Ma la giornata di oggi porta un’altra buona notizia che spiega e dà valore alla libertà degli arrestati: è la grande ampiezza della solidarietà militante che si è immediatamente manifestata in Italia e all’estero con il movimento dei disoccupati organizzati di Napoli, ed in particolare con il Movimento 7 Novembre.
Al primo posto vanno messi gli scioperi organizzati dai proletari del SI Cobas in tanti, davvero tanti, magazzini della logistica: Milano, forse la città del nord che ha risposto con la maggior decisione, Vignate, Piacenza, Serravalle, Vidigulfo, Peschiera Borromeo, Torino, Modena, Maiori, Bologna, Arzano, Marcianise, Pioltello, Roma, e ci scusiamo perché di sicuro l’elenco è incompleto – in molti casi ci sono state iniziative fuori dai magazzini, e non semplicemente lo sciopero di due ore indetto dal sindacato. Sempre per iniziativa del SI Cobas ci sono stati presidii davanti alle prefetture di Milano e di Genova.
Ma non può certo essere messa in secondo piano la solidarietà internazionalista immediata e calda arrivata dal Polo Obrero dell’Argentina e dal movimento piquetero di tutte le tendenze, dalla Grecia, dalla Turchia, dalla Gran Bretagna, dai compagni iraniani di cui abbiamo dato conto in un altro post – una solidarietà che ha raccolto l’appello che avevamo lanciato come redazione e come TIR, e che ha come suo solido retroterra, oltre la Conferenza internazionalista di Napoli del 14-15 giugno, il lavoro comune e la cooperazione degli ultimi anni.
Tornando all’Italia, volantinaggi, affissione di striscioni ci sono stati a Padova, Mestre, Venezia, Firenze, mentre è davvero lunghissimo l’elenco delle organizzazioni politiche, dei collettivi dall’estremo nord all’estremo sud, dei movimenti che hanno inviato messaggi di condivisione delle lotte dei disoccupati e di condanna della repressione, e si sono impegnati ad amplificare la denuncia dell’accaduto. Le loro prese di posizione hanno quasi sempre colto che l’attacco al Movimento 7 novembre non è un semplice attacco ai disoccupati organizzati di Napoli; è – com’è scritto nel volantino della TIR – “un test sociale e politico: il governo della guerra e del decreto “sicurezza” vuole inaugurare sulla pelle dei disoccupati in lotta la sua guerra interna all’intera classe lavoratrice”. Per impedire al governo Meloni di raggiungere questo obiettivo, serve la mobilitazione di tutte le energie vive della classe e dei movimenti sociali potenzialmente (almeno) anti-capitalistici – l’obiettivo al quale da anni stiamo lavorando.
Radio blackout, Radiondarossa, Radio Onda d’urto, Chronocol, Infoaut, Brescia Anticapitalista, Il Rovescio, Rivoluzione anarchica, etc., hanno messo subito a disposizione i propri canali comunicativi per la diffusione delle notizie e dei comunicati, hanno dato voce ai manifestanti e – anche, com’è giusto – ai portavoce, agli organizzatori e organizzatrici di questa lotta che resta per molti versi esemplare, specie ora che la sua battaglia è più che mai parte integrante della battaglia generale contro la corsa al riarmo, all’economia di guerra e alla guerra, che può essere fermata solo dallo sviluppo il più intenso e ampio possibile della lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi.
A great day of solidarity in Italy and abroad for the organized unemployed of Naples affected by the Meloni government and the institutions.
The first news to give is, of course, that Mimì and Angelo are free, although the charges against them in the trial set for October are serious – especially since we are under the regime of the baton law (former DDL 1660) strongly wanted by the Meloni government.
But today’s news brings another good piece of news that explains and gives value to the freedom of the arrested: it is the great breadth of militant solidarity that has immediately manifested itself in Italy and abroad with the organized unemployed movement of Naples, and particularly with the November 7 Movement.
At the forefront are the strikes organized by the proletarians of SI Cobas in many, indeed many, logistics warehouses: Milan, perhaps the northern city that responded with the greatest determination, Vignate, Piacenza, Serravalle, Vidigulfo, Peschiera Borromeo, Turin, Modena, Maiori, Bologna, Arzano, Marcianise, Pioltello, Rome, and we apologize because the list is surely incomplete – in many cases there have been initiatives outside the warehouses, and not simply the two-hour strike called by the union. Also due to the initiative of SI Cobas, there have been sit-ins in front of the prefectures of Milan and Genoa.
But the immediate and warm internationalist solidarity that arrived from the Polo Obrero of Argentina and from the piquetero movement of all tendencies, from Greece, from Turkey, from Great Britain, and from the Iranian comrades, which we reported in another post, cannot be downplayed – a solidarity that has responded to the call we made as a editorial team and as TIR, and which has as its solid background, beyond the internationalist conference in Naples on June 14-15, the common work and cooperation of recent years.
Returning to Italy, there have been leafleting and the posting of banners in Padua, Mestre, Venice, Florence, while the list of political organizations, collectives from the far north to the far south, and movements that have sent messages of solidarity with the struggles of the unemployed and condemnation of repression is truly long, and they have committed to amplifying the denunciation of what has happened. Their stances have almost always recognized that the attack on the November 7 Movement is not just an attack on organized unemployed individuals in Naples; it is – as stated in the TIR flyer – “a social and political test: the government of war and the ‘security’ decree wants to inaugurate its internal war against the entire working class on the backs of the unemployed in struggle.” To prevent the Meloni government from achieving this goal, the mobilization of all the living energies of the class and potentially (at least) anti-capitalist social movements is necessary – the goal we have been working towards for years.
Radio blackout, Radiondarossa, Radio Onda d’urto, Chronocol, Infoaut, Brescia Anticapitalista, Il Rovescio, Anarchist Revolution, etc., immediately made their communication channels available for the dissemination of news and statements, they gave a voice to the protesters and – also, as it is right – to the spokespersons, to the organizers of this struggle which remains exemplary in many ways, especially now that its battle is more than ever an integral part of the general struggle against the arms race, the war economy, and war, which can only be stopped by the most intense and extensive development of the class struggle of the exploited and the oppressed.