
Riportiamo di seguito l’articolo del Fatto Quotidiano che dà conto della riuscita iniziativa del CALP di Genova che, di concerto con l’USB, aveva proclamato uno sciopero portuale per il 5 agosto contro la spedizione di tre containers di materiale bellico a Israele.
La spedizione dei container Evergreen era curata dalla compagnia cinese Cosco: eh già, proprio la Cina che condanna il genocidio, ma collabora fattivamente – come abbiamo mostrato qualche settimana fa pubblicando al riguardo dati inconfutabili – con il regime sionista per fornire attrezzature civili, merci, tecnologia e tutto ciò che serve ai macellai di Tel Aviv per continuare la loro opera di sterminio.
Resa pubblica la proclamazione dello sciopero a Genova, preceduta da dichiarazioni pubbliche anche dei lavoratori del porto del Pireo e di Marsiglia, la compagnia di navigazione ha rimandato i containers a Singapore, rinunciando alla spedizione e tentando contemporaneamente un poco credibile scaricabarile con la Evergreen.
Quanto è avvenuto è molto istruttivo e ci dice fa capire quali sono le potenzialità della lotta coordinata dei settori operai quando prendono sul serio i propri impegni.
Certamente, le spedizioni di armi e mezzi bellici hanno mille strade (si parla già delle navi feeder per assicurare ugualmente la consegna), ma questonon ci porta certo a minimizzare il risultato ottenuto. Al contrario, ci parla invece della necessità di sottolineare il risultato ottenuto, e ci dice che è indispensabile potenziare le azioni di lotta, moltiplicarle, usare l’arma dello sciopero, estenderle a tutta la logistica, affinché l’insieme di questi strumenti sia in grado, come è possibile, di inceppare la catena dei rifornimenti a Israele, rifornimenti che alimentano quotidianamente il genocidio dei Palestinesi.
Bloccare o anche solo ritardare le spedizioni militari, non dimentichiamolo, fa sì che i danni economici si ripercuotano su tutta la catena logistica, colpendo non solo il suo segmento militare e i materiali dual-use, ma le stesse forniture civili e danneggiando così gli interessi complessivi dei profittatori di morte.
È un metodo che va applicato sistematicamente e non riguarda solo le forniture di armi a Israele, che sono il caso più lampante. Anche la forsennata corsa al riarmo intrapresa dall’UE, avviata non per servilismo verso gli USA, ma perché il Vecchio Continente teme di rimanere indietro nella spartizione del bottino fra paesi imperialisti, può essere spezzata solo generalizzando lo scontro di classe, dando un carattere anticapitalistico alle lotte operaie in modo che possano costituire la spina dorsale di un vero movimento contro la guerra. (Red.)
L’articolo del Fatto quotidiano sulla vittoria dei portuali di Genova contiene anche un link sull’incontro internazionale dei portuali europei tenutosi a Bruxelles, 27 giugno 2025. Il video mostra interventi di Carlo Tombola diThe Weapons Watch, e dalla Spagna, Irlanda, Italia e Germania. Il video è breve e molto parziale, perché i partecipanti di questo incontro sono stati sono molti di più. Il prossimo incontro si terrà il 26 settembre a Genova.

Un nostro post sui rapporti di collaborazione tra Cina e Israele.