
Su segnalazione di Patrizia V., riprendiamo una documentata ricostruzione dei molteplici, stretti, strutturali rapporti tra la Mostra del cinema di Venezia, di cui molto si parla in questi giorni per un’iniziativa contro il genocidio a Gaza, e Israele. Questa ricostruzione, operata da Vrinzula (pseudonimo della giornalista-blogger Carla Monteforte) ha come suo primo bersaglio l’industria italiana dei mass media schierata in modo compatto con la macchina colonialista di distruzione e di morte israeliana, ma mette anche in luce, indirettamente, i grossi limiti dell’iniziativa Venice4Palestine.
Un successivo testo di Saleh Zaghloul mette tuttavia in luce come anche in campo cinematografico – tra gli attori – la propaganda sionista abbia perso molti colpi rispetto agli anni ’50-’60. Nonostante le apparenze, la forza del sionismo è in tutti i campi decrescente, come quella dei suoi grandi protettori storici. (Red.)
L’élite intellettuale italiana dibatte annoiata di censura delegittimando il boicottaggio culturale come fosse una sorta di fondamentalismo oscurantista che attacca arte e artisti trattandoli come agnelli sacrificali per sfogare la rabbia, mentre nulla avrebbero a che fare con il genocidio in corso.
In pratica: sì alla pietà verso i bambini di Gaza, sì a condannare Netanyahu e «il suo governo di ultradestra» (formula tanto cara a Schlein e compagni), passi pure dire genocidio, ma guai ad andare al cuore della questione, ovvero la causa di questo spargimento di sangue – il sionismo – allontanando dagli spazi di cultura chi ha collaborato attivamente con esso (militando nelle sue fila).
In sintesi: ai palestinesi si concede la compassione, ma non la dignità politica.
E si considera censura il boicottaggio culturale — pressione dal basso di artisti e società civile — invece di discutere sull’influenza enorme di miliardari monopolisti dell’industria dei media e dell’intrattenimento che finanziano lobby e fondazioni pro-Israele e spingono la narrazione pro Tel Aviv (silenziando le poche voci non allineate).
Boicottaggio o censura?
La classe dominante del gotha intellettuale italiano che considera il boicottaggio una sorta di isteria di massa ha parlato di artisti esclusi che pagano le colpe del governo Netanyahu.
Il collettivo Venice4Palestine ha chiesto l’esclusione di Gal Gadot e Gerard Butler.
Vediamo come i due siano estranei ai fatti:
- Gal Greenstein (cognome vero, che i nonni polacchi cambiarono in Gadot arrivati in Palestina) → ex istruttrice IDF, lanciata da una campagna mediatica nell’ambito di Brand Israel ideata e sostenuta dal Consolato israeliano a New York (Maxim, The Chosen Ones). Ha organizzato proiezioni private di un film sul 7 ottobre prodotto direttamente dall’IDF.
- Gerard Butler → ospite a gala IDF con Haim Saban, gli Adelson e altri mega-donors delle lobby sioniste (con ruoli apicali nell’industria dell’intrattenimento), per raccogliere milioni a favore dell’esercito israeliano.
(Tra i firmatari della petizione: Marco Bellocchio, Matteo Garrone, Alice Rohrwacher, Alba Rohrwacher, Mario Martone, Ferzan Özpetek, Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni, Ken Loach, Abel Ferrara, Céline Sciamma, Margarethe von Trotta, Roger Waters, Arab Nasser, Tarzan Nasser)
Sponsor ufficiali
Tra i cinque principali sponsor, quattro hanno legami diretti con Israele:
- Armani Beauty (L’Oréal) → filiali a Netanya e Caesarea.
- Mastercard → guida il FinSec Innovation Lab a Be’er Sheva (con Enel X e Innovation Authority).
- Lexus/Toyota → uffici a Tel Aviv, investimenti in UVeye e Intuition Robotics.
- Cartier → distribuito da Padani, storico gioielliere di Tel Aviv.
Altri sponsor collegati: Canon (Rehovot, controlla BriefCam), Intimissimi/Calzedonia (boutique a Ramat Gan e Givatayim), De’Longhi (distributore Brimag), Campari (IBBLS, Modi’in), LVMH/Thélios (Louis Vuitton a Ramat Aviv), ITA Airways (voli Roma–Tel Aviv).
Media partner
- GEDI (Repubblica, Stampa, Deejay, MYmovies)
- Controllata da Exor (famiglia Agnelli-Elkann), con co-investimenti con 7 Industries e partecipazione in Via Transportation (Tel Aviv). Repubblica: rapporto articoli “antisemitismo”/“islamofobia” ~ 25:1. Ha promosso l’appello sul 7 ottobre come “femminicidio di massa”. Il direttore Molinari ha partecipato a conferenze ELNET, lobby pro Israele presente in tutta Europa e che ha aperto sede in Italia nel 2024. Praticamente AIPAC travestita da Ong.https://www.youtube-nocookie.com/embed/ohqzyMPzDsA?rel=0&autoplay=0&showinfo=0&enablejsapi=0
- Alain Elkann: intellettuale ebreo, filo-sionista, vicino a istituzioni ebraiche internazionali. Il nonno era un banchiere e uno dei principali referenti dell’ebraismo italiano nel dopoguerra, con un ruolo di primo piano nella raccolta fondi e nel sostegno internazionale a Israele, e con legami diretti con il circuito Rothschild. Michel Elkann era inoltre presidente per l’Italia del Keren Hayesod (United Israel Appeal), la principale organizzazione internazionale per il finanziamento del neonato Stato di Israele.
- Ginevra Elkann: regista/produttrice, ha collaborato con il Jerusalem Film Festival. È stata a lungo socia di Lorenzo Mieli (figlio di Paolo e più influente produttore italiano)
- Lapo Elkann: ha più volte dichiarato sostegno a Israele
- L’asse Agnelli-Elkann-Exor lega GEDI a network culturali e finanziari israeliani.
- RAI
- Coproduzioni con United King Films (Israele).
- Sanremo 2021 → celebrazione della Conferenza di Sanremo con Bocelli e ambasciatore israeliano.
- Sanremo 2020 → censura videomessaggio di Roger Waters.
- Sanremo 2024 → comunicato pro-Israele dell’AD Roberto Sergio letto da Mara Venier in diretta a Domenica In dopo polemica Ghali
- Narrativa pro Israele in programmi sia di informazione che di intrattenimento.
Le Major a Venezia 2025
Tutte le quattro major hollywoodiane presenti, con film o restauri, hanno legami industriali con Israele:
- Universal (NBCUniversal/Comcast) → Bugonia (Lanthimos, concorso), Mark of the Renegade (1951, restauro). Partnership con Keshet Studios, investimenti in AI21 Labs e LEVL (Tel Aviv). CEO Brian Roberts → donatore pro Israele. Jody Gerson → firmataria CCFP (Creative Community for Peace, lobby culturale filo-Israele nata a Hollywood per contrastare il movimento BDS, spingendo artisti e major a sostenere Israele e a non aderire ai boicottaggi. Braccio hollywoodiano di StandWithUs, una delle più note ONG di Hasbara finanziata da grandi filantropi filo-sionisti americani (alcuni tra questi donano a FIDF e AIPAC).
- Sony → After the Hunt (Guadagnino), Scarlet (Hosoda), 3:10 to Yuma (restauro). Controlla Sony Semiconductor Israel. CEO Rothman e Greenstein → firmatari CCFP.
- Paramount → The Delicate Delinquent (restauro). Dal 2020 possiede Ananey Communications (Nickelodeon, MTV, TeenNick in Israele; coproduzioni con yes Studios). Ex CEO Sherry Lansing → co-presidente del Saban Community Clinic, firmataria CCFP.
- Warner Bros. Discovery → Lolita (Kubrick, restauro). Ha lanciato discovery+ in Israele con yes. CEO David Zaslav → donatore a istituzioni pro Israele. Aaron Bay-Schuck → firmatario CCFP.
Altri player
- The Apartment (La grazia di Sorrentino) controlla direttamente Abot Hameiri (società israeliana di produzione TV con sede a Tel Aviv) e Silvio Productions (documentari israeliani), ha lanciato un fondo scripted da 150 milioni di euro insieme a IBI Investment House, uno dei principali colossi finanziari israeliani, guidato da Guy Hameiri, cofondatore di Abot Hameiri, ed è diretta da Lorenzo Mieli, figlio del giornalista Paolo Mieli, noto in Italia per le sue posizioni filo-sioniste.
- MUBI distribuisce La grazia di Paolo Sorrentino (per i mercati internazionali), Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch e No Other Choice di Park Chan-wook. La piattaforma è stata finanziata nel 2025 con 100 milioni di dollari da Sequoia Capital, fondo che investe anche in Kela, startup israeliana di defense-tech fondata dopo il 7 ottobre. Nel film di Jarmusch recita Mayim Bialik, attrice che nel 2014 dichiarò pubblicamente di aver donato soldi e giubbotti antiproiettile all’IDF, posizionandosi come voce esplicita pro Israele e firmataria delle campagne di CCFP contro il BDS.
- Netflix è presente a Venezia con tre film in concorso: Frankenstein di Guillermo del Toro, A House of Dynamite di Kathryn Bigelow e Jay Kelly di Noah Baumbach. Dal 2022 la piattaforma è partner del Sam Spiegel Series Lab di Gerusalemme, sostenendo direttamente lo sviluppo di produzioni israeliane. Nell’ottobre 2024 ha inoltre rimosso dal catalogo globale la sezione “Palestinian Stories”, che raccoglieva 19–25 film di registi palestinesi, giustificando la scelta con motivazioni legate alle licenze, ma suscitando forti critiche da parte di associazioni e attivisti per i diritti dei palestinesi.
Red Carpet
- George & Amal Clooney → lei consulente legale esterna nel processo per genocidio intentato dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), lui fundraiser pro Biden/Harris (2024) alleati di Israele e orgogliosamente sionisti. I Clooney hanno una fondazione.
- Adam Sandler (Jay Kelly) → filo-Israele, firmatario CCFP.
- Heidi Klum → ex moglie di Seal, che all’epoca della loro relazione si è esibito al FIDF Western Region Gala, tenutosi il 2 novembre 2017 al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles.
- Paolo Sorrentino (La grazia) → omaggiato al Tel Aviv International Student Film Festival.
Mayim Bialik (Father Mother Sister Brother) merita un capitolo a parte.
Lanciata da giovanissima con la serie Blossom, e tornata al centro della scena globale con The Big Bang Theory, l’attrice ha sempre intrecciato carriera e identità ebraica e non ha mai nascosto la sua adesione al sionismo.

- Nel 2014 dichiarò pubblicamente di aver donato soldi e giubbotti antiproiettile all’IDF.
- Negli anni successivi ha attaccato apertamente il BDS, definendolo “antisemita”, e ha firmato gli appelli di CCFP (Creative Community for Peace).
- Ha scritto libri per adolescenti come Girling Up e Boying Up, presentati come guide educative ma fortemente identitarie, piene di riferimenti alla tradizione ebraica e al concetto di resilienza “del popolo di Israele”: favole sioniste contemporanee.
- La sua carriera ha conosciuto una seconda vita proprio nel momento in cui è diventata più visibile come celebrity-advocate pro Israele, passando da The Big Bang Theory alla conduzione di Jeopardy!, a Call Me Kat e al podcast Mayim Bialik’s Breakdown.
In sintesi
La Mostra del Cinema 2025 non ha film israeliani in concorso, ma l’influenza pro Israele è presente in:
- produzioni/distribuzioni (Universal/Keshet, Paramount/Ananey, Warner/yes, Sony Semiconductor, Fremantle/IBI, Netflix/Sam Spiegel, MUBI/Sequoia/Kela),
- sponsor con filiali e investimenti in Israele,
- media partner (GEDI/Exor, RAI) con narrative filo-israeliane
- dirigenti e magnati (Roberts, Zaslav, Lansing, Gerson, Rothman, Greenstein, Bay-Schuck),
- ospiti sul red carpet con legami diretti al sionismo o all’IDF.
Non è una presenza ornamentale, ma massiccia e strutturale.
Il punto della questione quindi non è né la censura né il cortocircuito – per citare la madrina Emanuela Fanelli – ma che di Vanessa Redgrave ne nasce una sola!
E tuttavia anche nell’ambito cinematografico, nonostante la forza dei suoi capitalisti e dei loro legami con i capitalisti occidentali e di tutto il mondo, la macchina sionista ha perduto molti colpi, come sottolinea questo pezzo di Saleh Zaghloul, segnalatoci da Zineb Saaid. (Red.)
Da Paul Newman a Gerald Butler: i testimonial di Israele – di Saleh Zaghloul
Eravamo messi malissimo noi palestinesi quando negli anni ’50 e ’60 attori del calibro di Barbara Streisand e Paul Newman partecipavano attivamente alla falsa propaganda sionista israeliana.
Il film Exodus con Paul Newman ha convinto moltissimi che si stavano salvando le vittime della Shoah portandoli in Palestina (la terra e la patria dei palestinesi), quando invece in realtà si stava esercitando ancora violenza nei confronti dei poveri ebrei sopravvissuti all’orrore nazista. Massacrati e terrorizzati venivano velocemente soggetti ad una deportazione in Palestina.
Naturalmente quelli ricchi e forti sono andati negli USA. A quelli più deboli e poveri, non è stata lasciata alcuna scelta, è stata raccontata loro una marea di bugie su una Palestina terra senza popolo e su una terra promessa da Dio ad un popolo senza terra. In realtà li deportavano in Palestina per fare di loro soldati nella base militare del colonialismo europeo nel Medio Oriente ricco di petrolio e dalla posizione geografica strategica.
Sionisti e colonialisti inglesi non hanno avuto scrupoli ad usare i sopravvissuti all’orrore nazista per i loro progetti di dominio. Contro i palestinesi, nel 1948, sotto occupazione inglese è stata esercitata una delle più violente pulizie etniche della storia massacrando 400mila palestinesi e espellendo 800mila palestinesi fuori dalla loro terra.
I colonialisti europei da secoli accaniti antisemiti, dopo aver massacrato milioni di ebrei europei, svuotavano l’Europa dagli odiati ebrei sopravvissuti e li usavano come soldati per occupare e dominare i popoli del Medio Oriente.
Ci sono cascati molti bravi europei che credevano di aiutare le vittime del nazismo senza sapere che stavano partecipando ad un progetto colonialista che strumentalizzava le vittime della Shoah e che attuava una grande tragedia palestinese.
Le vittime dell’odioso antisemitismo puramente europeo e dalle radici puramente europei, e le vittime del nazifascismo, ora vivono e abitano nelle case di mio nonno e di mio padre a il-Lidd in Palestina dalle quali sono stati espulsi sotto il terrore dei massacri sionisti nel 1948. Le vittime del nazismo vivono oggi nella società israeliana più reazionaria, integralista, razzista, aggressiva e violenta al mondo.
Ora le cose stanno cambiando e ad essere messi male sono i sionisti che non trovano testimonial hollywoodiani se non in “attori” come Butler, Shwarznegger, Stallone e Banderas (quello della gallina).
Dopo il genocidio sionista a Gaza quest’ultimi tre “attori” si sono forse ritirati.
http://www.osservatoriosullalegalita.org/25/acom/08/28salehgaza.htm