(Solofra, 1882 – …), macchinista delle Ferrovie

Prima socialista, poi “anarchico pericoloso”, prestò servizio a Brindisi, Avellino, Rimini, Sulmona, ovunque segnalato quale “sobillatore” e “fervente propagandista”. Il 21 aprile 1913 venne trasferito in servizio temporaneo a Castellammare di Stabia per il varo della nave da battaglia Duilio; il prefetto di Forlì informò il ministro dei Lavori Pubblici della presenza di Guacci, consigliando di farlo rientrare, il che avvenne il 29 aprile. Sempre strettamente sorvegliato per la sua attività antimilitarista, retrocesso a fuochista dopo lo sciopero del giugno 1914, il 3 febbraio 1915 fu tra gli oratori del grande comizio di protesta a Sulmona post-terremoto.
Nel 1917 venne trasferito da Sulmona ad Avellino. Organizzò lo sciopero del gennaio 1920, che paralizzò l’Italia per dieci giorni ad eccezione del compartimento di Napoli; Avellino fu “l’eccezione dell’eccezione”, unico deposito campano dove la protesta riuscì. Guacci venne arrestato per “incitamento alla disobbdienza alla Legge” e condannato a sei mesi di reclusione, dopo tre mesi in appello la pena venne convertita a 900 lire di multa.
Attivissimo nel 1921, organizzò lo sciopero del 1° maggio (nazionale) e del1° novembre (locale), quest’ultimo durò 13 giorni. Punito con un mese di sospensione, tornò alla carica con lo sciopero il 1° maggio 1922; il 2 agosto, contro il fascismo e i soprusi del capo deposito titolare, organizzò una protesta con fermata di 10 minuti dei treni in piena linea. Un mese dopo fu licenziato politico in base al decreto Torre.
Per sopravvivere aprì un negozio di salumi ad Avellino, disinteressandosi della politica. Nel 1928 venne presa in considerazione la possibilità di radiazione dal CPC, ipotesi respinta dalla regia prefettura di Avellino. Fu radiato dal CPC nel giugno 1931.
Morì alla fine degli anni Trenta.
FONTI: ACS-CPC