
Il governo laburista di Keir Starmer in soli 12 mesi è diventato tra i più impopolari della storia, con solo il 23% di opinioni favorevoli per il primo ministro e 67% di sfavorevoli. La politica guerrafondaia e i tagli al welfare ad essa collegati (dai sussidi per i disabili a quelli per il riscaldamento) gli hanno alienato anche una parte di coloro che l’avevano votato per liberarsi dai conservatori. La misurata presa di distanza da Israele non basterà a fargli recuperare popolarità.
E’ in questo contesto che una deputata laburista, Zarah Sultana, ha deciso di abbandonare la nave che sta affondando e costruire un nuovo partito con Jeremy Corbyn, ex leader del Labour. Corbyn era stato eletto a tale carica contro l’establishment del partito, ma dopo la sconfitta elettorale nel 2020 era stato retrocesso e infine espulso per la sua posizione pro-Palestina (con l’accusa di “antisemitismo”). I due deputati stanno lavorando a costruire un nuovo partito, Your Party è il suo nome forse provvisorio, che azzera le ideologie e aspira ad attrarre l’”uomo della strada”.
La Dichiarazione postata sul suo sito annuncia:
“Risolveremo le crisi della nostra società solo con una ridistribuzione di massa della ricchezza e del potere. Ciò significa tassare i più ricchi della nostra società. Ciò significa un servizio sanitario nazionale libero dalla privatizzazione e la nazionalizzazione dei settori dell’energia, dell’acqua, delle ferrovie e delle poste. Ciò significa investire in un massiccio programma di costruzione di alloggi popolari. Ciò significa opporsi ai giganti dei combustibili fossili che antepongono i propri profitti al nostro pianeta.”
Quella della “ridistribuzione” della ricchezza sociale è la tematica preferita dai riformisti che non intendono mettere in discussione e, tanto meno, rovesciare i rapporti di produzione capitalistici, cioè la divisione della società in lavoratori salariati e capitalisti, ma vogliono che ai salariati vada una parte meno piccola di ciò che producono. Vorrebbero, inoltre, che il sistema sanitario resti pubblico e che lo stato nazionalizzi energia, acqua, ferrovie e poste: come era anche nell’Italia degli anni ’60 e ’70 a guida D.C. – quando tuttavia il miglioramento delle condizioni dei lavoratori avvenne grazie alle forti ed estese lotte operaie, non alla proprietà pubblica di numerosi settori.
A ciò si aggiunge la difesa del diritto di protestare contro il genocidio a Gaza per una “Palestina libera!” e il blocco delle armi a Israele. Nient’altro di significativo.
Nella prima settimana dal lancio online 600 mila persone hanno dato la loro adesione, a testimonianza del fatto che un gran numero di persone non si sente rappresentato dai partiti tradizionali, e neppure dalla destra razzista di Reform UK di Nigel Farage, pure in ascesa col 30% di favorevoli, ma il 61% di contrari (sondaggio yougov.co).
Corbyn e Sultana intendono costituire una piattaforma elettorale insieme a Verdi e ai 6 deputati Indipendenti pro Palestina (tra cui Corbyn stesso) che hanno vinto le elezioni nei rispettivi distretti elettorali, ispirandosi al Fronte Popolare costituito in Francia attorno a France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon. A questa piattaforma, nel gergo inglese “umbrella party”, partito-ombrello, ha da subito indicato la sua intenzione di aggregarsi il Socialist Worker Party, che con il suo dirigente Alex Callinicos ha partecipato alla Conferenza internazionalista di Napoli nello scorso giugno.
Riteniamo che una decisione in tal senso sarebbe un grave errore politico da parte del SWP – in relazione al patrimonio internazionalista a cui si richiama.
Proprio una risoluzione approvata dai partecipanti alla Conferenza di Napoli, “Sull’ascesa dell’estrema destra, sulla tendenza al fascismo e su come combatterla”, critica apertamente la politica dei fronti popolari come “collaborazione di classe sotto mentite spoglie”, citando le esperienze storiche degli anni ’30 in Francia e Spagna, dei primi anni ’70 in Cile, e quelle recenti del Brasile di Lula, di Podemos in Spagna e del Front Populaire francese che, formato per fermare la destra xenofoba di Le Pen, ha invece favorito prima il partito di Macron alle elezioni con il meccanismo della desistenza a suo favore, e poi ha “ottenuto”, per ringraziamento, la formazione di un governo centrista molto attento alle istanze della destra. Che capolavoro! Che proprio questo sia il “modello” indicato da Sultana fa capire quanto la nuova formazione abbia come suo target solo il risultato elettorale, e non quello politico-sociale – anche il semplice spostamento dei rapporti di forza tra le classi, che è peraltro raggiungibile esclusivamente con la lotta. Si tratta, quindi, di un’esclusiva operazione elettorale.
Il rischio, ma si può dire con certezza il destino, di una adesione del SWP alla nuova coalizione elettorale, con la presentazione di propri candidati, come prospettato, è che essi diano la copertura da “sinistra” a questa formazione riformista che a sua volta fa da “copertura da sinistra” al Labour Party, appoggiandone la sinistra interna – costituita dai membri del Socialist Campaign Group che dopo aver firmato l’appello della Stop The War Coalition, si sono tirati indietro e non hanno partecipato a una sua manifestazione contro la guerra in Ucraina di impronta pacifista sotto la minaccia di espulsione da parte di Starmer.
Del resto lo stesso Corbyn ha dimostrato che i suoi “principi” contro la guerra sono molto, molto… flessibili, ancora una volta in funzione dei calcoli elettorali. Giunto alla leadership del Labour Party nel 2015 su posizioni anti-militariste, sostenendo l’abbandono della armi nucleari (basate sui sottomarini Trident) e l’uscita dalla NATO, si rimangiò tutto alla vigilia delle elezioni del gennaio 2020. Dichiarò, infatti, che se fosse diventato capo del governo, in caso di emergenza, avrebbe sottoposto la decisione sull’uso dell’arma nucleare a una delibera collettiva del governo, mentre l’uscita della NATO non faceva più parte del suo programma. Nella speranza di vincere le elezioni, aveva già ceduto alla campagna mediatica dei centri del potere economico e finanziario, presentandosi come un affidabile interprete degli interessi nazionali, atto a dirigere lo Stato della borghesia.
La nuova formazione politica mantiene la posizione pro-Palestina, ma sulla guerra in Ucraina, che vede massicciamente coinvolto il governo britannico con l’invio di armi, l’addestramento dei militari e la proposta di inviare truppe, il suo silenzio è assordante e complice.
Il SWP dichiara di avere presenti i pericoli del frontismo elettoralistico. In un editoriale del Socialist Worker, “Può la sinistra cogliere l’attimo mentre Corbyn e Sultana annunciano un nuovo partito?”, si afferma:
“Una nuova sinistra deve imparare la lezione di Syriza in Grecia o di Podemos in Spagna nell’ultimo decennio. Queste formazioni parlavano sia di elezioni che di lotte, ma alla fine hanno dato la priorità alla vittoria elettorale rispetto alla costruzione della lotta. Una volta raggiunto il governo, hanno ceduto ai padroni e ai banchieri, si sono spostati a destra e hanno fallito.”
Ci piacerebbe conoscere le valutazioni dei compagni del SWP sull’esperienza della coalizione elettorale Respect (2004-2016), di cui sono stati animatori insieme alla Muslim Association of Britain e al discusso politico George Galloway, principale beneficiario in termini elettorali.
Tuttavia ci sembra che l’attrazione del potenziale elettorale della nuova formazione (secondo alcuni sondaggi il 10% dei voti) sia nettamente prevalente. In un comunicato del 5 luglio, subito dopo l’annuncio di Sultana e Corbyn, la linea del SWP viene formulata nei seguenti termini:
“In questa fase, riteniamo che un’organizzazione “ombrello”, con radici reali e un sostegno di alto profilo [in che senso?? –ndr], sarebbe la soluzione migliore. I candidati sottoscriverebbero principi quali il no all’austerità e ai tagli, l’accoglienza dei rifugiati, la lotta al razzismo, la liberazione delle donne e delle persone LGBT+, il welfare anziché la guerra, la libertà per la Palestina e un’azione concreta sul cambiamento climatico.
“I candidati accetterebbero questi principi, ma potrebbero andare oltre se lo desiderassero. Un tale “filtro” di principi socialisti di base [?? – ndr] riunirebbe i gruppi frammentati di indipendenti. Saremmo disposti a proporre nostri membri come candidati in un tale raggruppamento.”
Un insieme di rivendicazioni democratiche, ma – francamente – non vediamo neppure l’ombra degli evocati “principi socialisti di base”. Vediamo, al contrario, la rimozione della lotta di classe contro le radici della guerra, del razzismo, dello sfruttamento e dell’oppressione di ogni genere: il capitalismo, e il potere statale che è sua espressione. Senza porre queste questioni, si illudono i proletari che sia possibile gestire a favore degli sfruttati e degli oppressi questa società, basata sullo sfruttamento del lavoro salariato da parte del capitale, e uno Stato, come quello britannico, che è l’espressione del suo dominio di classe. Questa è l’essenza del riformismo, di ieri oggi e domani: un organizzatore di disfatte, secondo la felice espressione di Trotzky. Anche, o soprattutto, quando è in grado di compiere qualche exploit elettorale: indimenticabili – per l’Italia – la “storica vittoria” elettorale del PSI nel novembre del 1919 (primo partito con il 32,4% dei voti) e lo “storico risultato” del PCI nel giugno 1976 (34,4% dei voti). In entrambi i casi le illusioni generate da queste “eccezionali vittorie” schedaiole facilitarono in modo decisivo l’avvento di due periodi storici di pesantissimo arretramento del movimento proletario – il ventennio fascista e il quarantennio neo-liberista. Risparmiamo ai lettori l’elenco infinito di simili esperienze in altri paesi, e torniamo al Regno Unito e all’oggi.
Stiamo sprofondando passo dopo passo, a velocità crescente, in una crisi storica dell’intero sistema sociale capitalistico che si sta direzionando verso uno scontro frontale, bellico, tra due campi imperialisti contrapposti, quello a guida statunitense, i vecchi dominatori del mondo in perdita di forza e di egemonia, e il campo imperialista dei capitalismi rampanti (in via di formazione) con alla guida la Cina. In un contesto storico del genere, un partito che evita accuratamente di prendere di petto questa tendenza in atto, ed evita con altrettanta cura di delineare un programma di azione disfattista nei confronti del militarismo e dell’imperialismo britannico in quanto tale concentrandosi in modo pressocché esclusivo sulla necessità di fermare l’ascesa di Farage per via elettorale e con accordi più o meno sottobanco con l’attuale partito laburista, è un partito che prepara la disfatta della classe lavoratrice.
Non potrebbe essere diversamente, del resto, se si considera che su una questione fondamentale come la guerra in Ucraina il nuovo partito, nonché la nuova coalizione in formazione, hanno posizioni diverse, alcune favorevoli all’Ucraina cioè alla NATO, ma pressocché nessuno è per un’opposizione internazionalista all’imperialismo britannico e per il sostegno al disfattismo su entrambi i fronti. E, soprattutto, se si considera che il “Tuo Partito” (questo nome suona davvero come uno spot per la vendita di una merce) non ha la minima intenzione di mettere in discussione, neppure a parole, neppure di domenica (come i vecchi socialisti italiani), il sistema sociale capitalistico, la schiavitù salariata, e tutte le altre sue note bellezze. Tra cui, appunto, il militarismo e la guerra.
Per ergere una solida e duratura barriera contro la destra populista di Reform UK che fa leva sui crescenti disagi materiali vissuti dai proletari, per poi deviare il malessere e la rabbia proletaria e popolare contro gli immigrati che sono lo strato più sfruttato della società, ci vuol ben altro che una massa di schede. E’ per questo che nei mesi passati abbiamo molto apprezzato l’impegno del SWP e di altre forze a battersi nelle strade contro i gruppi protagonisti di pogrom contro gli immigrati fomentati dalla destra razzista e dal partito di Farage, nonché l’impegno nel vastissimo movimento di solidarietà con il popolo palestinese.
Contro Farage & Co. un’opposizione di classe coerente avrebbe un argomento politico fortissimo: tu, demagogo e mascalzone matricolato, avevi affermato che con la Brexit si sarebbero risolti tutti i problemi soprattutto della gente più sofferente, ed invece il bilancio di quasi un decennio di Brexit è, proprio per questa parte della società, disastroso in termini di peggioramento delle condizioni di vita e di pesanti tagli ai servizi sociali, di disagi psichici crescenti, di crescita della povertà e dell’emarginazione. La sola cosa che sta via via grandeggiando nel Regno Unito del post-Brexit è il militarismo, la folle e criminale febbre di recuperare con la guerra il posto di comando che il Regno Unito ha perduto per sempre. Una febbre che non è stata solo dell’invasata Truss o dei conservatori, ma che è oggi propria di quel partito laburista con il quale, gira e rigira, il partito di Corbyn-Sultana aspira a governare.
Non sarebbe difficile mettere alla gogna Farage davanti ai lavoratori e alle lavoratrici rinfacciandogli le sue truffaldine promesse, ma potrebbe farlo solo chi all’epoca avesse assunto una posizione di classe sia contro il Remain che contro la Brexit per l’utonomia di classe da entrambe le alternative capitalistiche.
La fondazione di un nuovo partito, tanto più se con un seguito abbastanza ampio (di voti), è sempre un fenomeno politico interessante poiché esprime un movimento nella società e – in questo caso – specificamente nel proletariato britannico, protagonista negli ultimi anni di molteplici lotte sindacali, benché sempre sciaguratamente frammentate, e compartecipe nelle sue punte più avanzate dell’ampio moto di denuncia del genocidio sionista. Ma per quel che concerne la lotta contro la guerra e contro il capitalismo che la genera, questo nuovo partito è non solo inutile, bensì dannoso, molto dannoso perché diffonde l’illusione che la corsa alla guerra e all’economia di guerra possa essere fermata con una scheda, laddove la storia di più di due secoli dimostra tutt’altro.
Nessun credito, quindi, al partito di Corbyn-Sultana!, una pallidissima copia degli stessi DSA statunitensi, altri/e incantatori e incantatrici di serpenti – la cui funzione totalmente negativa per quel che concerne la maturazione in senso classista e rivoluzionario delle acutissime contraddizioni sociali statunitensi è palese ai compagni e alle compagne che ne hanno studiato l’ideologia e l’azione.
Nessun credito, e tanto più nessuna alleanza! Ci auguriamo vivamente, perciò, che il SWP ridiscuta la sua attuale inclinazione ad aggregarsi alla nuova coalizione elettorale. Ne sarebbe inevitabilmente – scontate le migliori intenzioni – la ruota di scorta, e diventerebbe corresponsabile del disastro politico che questo nuovo partito produrrà.
Post-scriptum – Questa nostra critica non mette affatto in discussione la linea del fronte unico di classe all’interno dei movimenti di lotta: qui stiamo parlando di rapporti tra partiti. Le due questioni non sono affatto sovrapponibili.
7 agosto